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Il giallo che racconta
la ricerca
dell’animo umano

· Lo strampalato viaggio di due fratelli strampalati nel nuovo romanzo di Governa ·

Gli ingredienti per il giallo ci sono tutti: una minorenne scomparsa, cadaveri che spuntano lungo la via mentre il commissario indaga, il superiore (nei polizieschi italiani è spesso il questore) che lo maltratta incalzandolo, il colpevole presunto e il colpevole reale. Eppure definire semplicemente un poliziesco La strategia della clarissa (Milano, Bompiani 2019, pagine 400, euro 18), ultimo e recente romanzo di Cristiano Governa, è riduttivo. Anzi, quasi stona.

L’io narrante è Carlo Vento, commissario di polizia a Bologna, sovrappeso, pigro, ben poco attraente. Un uomo comune, pieno di tic e idiosincrasie, cinico, severo e amante delle canzoni vecchie almeno trent’anni. Vento odia il mare, e l’immagine stereotipata del poliziotto in televisione, quello che risolve le indagini grazie a illuminazioni sotto la doccia, avendo attorno bellissime ex pronte a consolarlo.

Il commissario Vento, invece, può contare solo su Elio Fantini, spalla investigativa decisiva per fiuto e puntigliosità, e su sorella Paola. Sorella perché hanno la stessa madre; sorella perché la ragazza è una religiosa. Una suora di clausura, per la precisione, destinata a rimanere a lungo — per la sua novità ed eccentricità costruttiva — nella mente del lettore (assieme alla madre superiora, ritratta con poche ma efficacissime pennellate da Governa, giornalista e scrittore).

È una suora di clausura assolutamente sui generis Paola: ex conduttrice radiofonica, affascinante e irrequieta, attraverso la lavanderia entra ed esce dal convento per recarsi dal fratello; abbonda in parolacce, usa il costume a due pezzi, ha un profilo facebook e sollecita molti interrogativi in chi la incontra. «“Le suore sono al mondo, Fantini” dice mia sorella alzando la voce (...) “non ci crederà, ma fare le badanti alle suore più anziane non è la nostra vera vocazione”». Coprotagonista nella risoluzione del giallo, Paola è il vero perno della narrazione, lei con la sua naturale vocazione per le indagini e una fede libera da pregiudizi e stereotipi. E proprio per questo incrollabile.

Accanto a loro, i luoghi — la città di Bologna e la riviera. La prima, in bilico tra malinconia e divertimento, è ritratta da Governa nei suoi lati più oscuri, celati dal perbenismo di facciata, da un atteggiamento di finta empatia espresso dagli sguardi e dai discorsi dei vicini di casa al cospetto della tragedia. Non che vada meglio alla riviera, un tentativo di sfuggire alla mediocrità che in realtà sembra avere pochissimo da offrire («Solo al mare è possibile stare tutto il giorno a contatto con gli altri senza che nessuno, in realtà, sappia qualcosa di te»).

Tutto il contrario delle suggestioni offerte dalla musica e dalla poesia: nella narrazione di Governa, infatti, il passato, tanto dei due fratelli quanto degli altri protagonisti, torna ad affacciarsi sotto forma di note, di strofe, di ricordi, finendo per giocare un ruolo decisivo anche nella soluzione del giallo. Che poi, in realtà, “soluzione” nemmeno è.

Perché oltre che un poliziesco e un caustico reportage sulla zona tra Bologna e il mare, La strategia della clarissa — strampalato viaggio di due fratelli strampalati — è una meditazione sulla vita e sull’amore guidata dalla musica (quella vera fatta di parole e note); è una storia che restituisce finalmente vivacità alle religiose. Soprattutto però — nella sua assenza di una soluzione definitiva (come nella vita) perché «non è mai l’assassino il personaggio più inquietante» — è il racconto della ricerca dell’animo umano. Quella ricerca che si barcamena tra dolori, difficoltà e voglia di non arrendersi, che ognuno gestisce a modo suo: «Tu la verità la insegui, io la aspetto».

di Silvia Gusmano

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16 ottobre 2019

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