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Il Gabo va on line

Provocò accese polemiche la decisione, due anni fa, di vendere l’archivio di Gabriel García Marquez all’università del Texas, ad Austin. 

I contestatari avevano puntato il dito in particolare contro una sorta di amaro paradosso: i “resti letterari” di uno dei più grandi scrittori dell’America latina — fiero fustigatore dell’imperialismo americano e delle sue perniciose conseguenze — sarebbero andati a “riposare”, in virtù di quella decisione, sul suolo statunitense. Ma quell’amarezza viene ora mitigata, almeno in parte, da un’altra decisione, presa dalla biblioteca dell’università, l’Harry Ransom Center: gran parte della produzione letteraria del premio Nobel per la letteratura (1982) sarà digitalizzata e consultabile gratuitamente on line, per un totale di oltre ventisettemila pagine. E non poteva certo mancare in questo archivio digitale, tanto da costituirne il fiore all’occhiello, Cent’anni di solitudine, il romanzo che, assieme al villaggio di Macondo poi divenuto celeberrimo, consacrò lo scrittore colombiano nell’empireo letterario. Un’opera che García Marquez disse di aver composto in uno stato di trance. «Non mi alzai dal tavolo di lavoro per diciotto mesi» dichiarò in un’intervista. L’archivio digitale non si limita alle opere — dai romanzi alla saggistica, dai racconti ad articoli giornalistici — ma include anche foto inedite, curiosità, brani di corrispondenza tenuta con alcuni amici, nonché i suoi passaporti. Come pure comprende svariati fogli che testimoniano il labor limae — con tanto di correzioni e migliorie — applicato ai suoi lavori: una nuova frontiera di studio, dunque, per gli accademici e per gli appassionati del “Gabo” (gabriele nicolò)

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23 ottobre 2019

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