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Un G20 senza accordi

· Nelle prime bozze del comunicato finale manca l’intesa su clima e sanzioni ai trafficanti di esseri umani ·

Mentre dalla Libia giunge notizia di un nuovo tragico naufragio di un barcone carico di migranti

Il cancelliere tedesco Merkel  insieme al presidente statunitense Trump (Ap)

Una grande occasione persa. Il g20 non trova l’accordo per varare sanzioni contro i trafficanti di esseri umani. È fallito, a causa dell’opposizione di Russia e Cina, il tentativo dell’Unione europea di far inserire nel documento conclusivo del vertice di Amburgo un passaggio che includeva misure internazionali contro i trafficanti. Un aspetto di centrale importanza in relazione all’emergenza immigrazione.

E proprio questa mattina, durante le battute finali del summit di Amburgo, dal Mediterraneo è giunta la notizia dell’ennesimo naufragio. Un barcone carico di migranti si è rovesciato al largo delle coste libiche, a est di Tripoli. Si parla, al momento, di almeno 35 morti, tra i quali sette bambini. Sono state salvate 85 persone, tra cui 18 donne.

Come ha spiegato un alto funzionario europeo, il testo finale del g20 «è meno buono di quello che volevamo: avremo degli impegni piuttosto vaghi contro i trafficanti, con l’impegno di portarli davanti alla giustizia, ma sarà chiaramente meno di quello cui il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk mirava». La stessa fonte ha spiegato che il tema delle sanzioni contro i trafficanti «è stato posto sul tavolo: ci sono state intense discussioni bilaterali». La proposta ha raccolto «simpatia da un certo numero di stati membri», ma non è stata inclusa nel testo «a causa delle obiezioni di due grandi paesi non occidentali, Cina e Russia».

Non è un bilancio positivo, dunque, quello che emerge del g20 tedesco. Stando alle prime indiscrezioni sul comunicato finale, non si è definita una posizione comune nemmeno sul clima. Il testo del comunicato riporta tre paragrafi sul tema. Nel primo si ricorda che «un’economia forte e un pianeta in salute sono due cose che si rafforzano a vicenda». Attraverso una vera innovazione, «la creazione di posti di lavoro e la competitività si possono affrontare le sfide del cambiamento climatico». Nel secondo paragrafo «si prende nota» della decisione di Washington di ritirarsi dall’accordo di Parigi siglato nel 2015. La spaccatura non è stata risanata, quindi. Come sottolineano numerosi analisti, con il venir meno degli Stati Uniti, gli obiettivi dell’accordo diventano matematicamente irrealizzabili, nonostante la volontà di andare avanti espressa dagli altri paesi.

L’unico punto comune raggiunto dai leader sembra essere la condanna del protezionismo, anch’essa contenuta nella bozza del comunicato. Tuttavia, come fanno notare gli esperti, anche in questo caso si tratta di un accordo tiepido, figlio di un fragile compromesso. In effetti la formula scelta sarebbe che, nonostante l’impegno contro il protezionismo, i singoli stati avranno il diritto di tutelare i propri mercati.

Sul piano strettamente politico, il presidente statunitense, Donald Trump, e quello russo, Vladimir Putin, hanno raggiunto ieri, in un colloquio, un accordo per un cessate il fuoco nel sud-ovest della Siria che entrerà in vigore domenica 9 luglio. L’incontro tra i leader, il primo, è durato oltre due ore. Trump ha definito oggi il confronto con Putin «straordinario». Questa mattina, inoltre, il presidente statunitense ha incontrato il premier britannico, Theresa May. Putin ha invece avuto un colloquio con il presidente turco, Recep Tayyip Erdoğan. E sempre Putin ha preso parte al trilaterale sulla crisi ucraina con il cancelliere tedesco, Angela Merkel, e il presidente francese, Emmanuel Macron. I tre leader «hanno confermato lo stallo nell’attuazione degli accordi di Minsk, ma comprendono che il lavoro deve continuare».

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19 febbraio 2020

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