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Il fuoco della misericordia

La pubblicazione del messaggio del vescovo di Roma per la giornata mondiale della pace subito dopo la decisione della rivista «Time» di dichiarare Papa Francesco “uomo dell’anno” è certamente una coincidenza casuale. Eppure, proprio il testo pontificio che di nuovo indica la fraternità come fondamento e via della pace spiega il perché della scelta della testata statunitense, tanto diffusa quanto autorevole.

In un anno segnato da un avvenimento senza precedenti come la rinuncia di Benedetto XVI, il suo successore preso «quasi alla fine del mondo» ha saputo infatti imporsi in un tempo brevissimo all’attenzione mondiale semplicemente essendo, e dunque rivelando, se stesso: un uomo, un cristiano, un vescovo della Chiesa preoccupato solo di testimoniare e annunciare il Vangelo. Con gesti e parole che colpiscono tutti per la loro autenticità.

Gli esempi sono ormai tantissimi, dall’attenzione a ogni persona incontrata a interventi diversi ma come percorsi da un fuoco interiore — la testimonianza personale di Papa Francesco — cui ognuno avverte con immediatezza la credibilità. Così nell’Evangelii gaudium, vera e propria summa programmatica di un pontificato che vuole la Chiesa in stato permanente di missione, così nel messaggio per la giornata mondiale della pace, così nel discorso a un folto gruppo di ambasciatori.

Il testo sulla pace esordisce augurando a singoli e popoli «un’esistenza colma di gioia e di speranza» perché riconosce in tutti un’aspirazione alla fraternità. Non è ingenuo ottimismo perché segue nel messaggio la forte denuncia delle continue violazioni dei diritti umani, «soprattutto del diritto alla vita e di quello alla libertà di religione», delle guerre visibili e di quelle «meno visibili, ma non meno crudeli, che si combattono in campo economico» distruggendo vite e imprese.

Se precisa è l’indicazione dei mali che segnano l’attuale momento storico, altrettanto chiara è la loro diagnosi. «Le etiche contemporanee risultano incapaci di produrre vincoli autentici di fraternità» perché «la radice della fraternità è contenuta nella paternità di Dio» sottolinea infatti senza mezzi termini il messaggio, che ripete con nettezza un’espressione tante volte ribadita da Papa Francesco: non vi sono, non devono esserci “vite di scarto”.

Iniziata da Paolo VI quasi mezzo secolo fa, la giornata mondiale della pace è da allora un’occasione per la Chiesa di ricordare in tutto il mondo parole tante volte ascoltate, ma non per questo meno vere, sulla necessità di ripristinare rapporti fraterni nelle famiglie e nelle comunità umane. Attraverso stili di vita sobri, con il ripensamento dei modelli di sviluppo e il contrasto di crimini vergognosi come la tratta di esseri umani, che Papa Francesco denuncia senza stancarsi.

Certo per queste denunce chiare, frutto di una testimonianza in prima persona, il vescovo di Roma interessa. Ma forse più ancora colpisce l’annuncio della misericordia di Dio perché l’uomo può sempre convertirsi, e dunque «non bisogna mai disperare della possibilità di cambiare vita». E vi è probabilmente anche questo desiderio nascosto e contraddetto alla base del riconoscimento del Papa come “uomo dell’anno”.

g.m.v.

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25 agosto 2019

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