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Il frutto di una precoce maturità cristiana

· Il cardinale Bertone e Chiara Badano ·

Chi persegue solo il piacere materiale ha una vita squallida; ma «un'inversione di marcia è possibile quando si trovano esempi credibili di autenticità e di altruismo»: è questa per il cardinale Tarcisio Bertone, segretario di Stato, la lezione offerta dalla beata Chiara Badano ai giovani di oggi. Lo ha sottolineato durante la messa di ringraziamento presieduta nella basilica di San Paolo fuori le mura, domenica mattina, 26 settembre, all'indomani della beatificazione della giovane focolarina.

Per questo all'omelia il porporato si è rivolto soprattutto ai numerosi giovani presenti, mettendo a confronto il «comportamento deplorevole» del ricco epulone descritto nel brano evangelico proclamato poco prima, con la testimonianza luminosa di Chiara: due stili di vita agli opposti, con il primo «simile alla condotta mondana dei gaudenti, che nel loro egoismo umiliano il prossimo. La sola cosa che li interessa — ha spiegato — è il piacere materiale. Nella loro squallida vita non c'è posto per Dio, né per la coscienza morale e per i valori autentici che nobilitano la persona umana». E «purtroppo — ha commentato — non sono pochi quanti considerano la vita come un tempo da consumare nell'egoismo, incuranti delle conseguenze negative sulla convivenza sociale».

Sull'altro versante c'è invece il cammino spirituale di una giovane del nostro tempo, morta non ancora diciannovenne il 7 ottobre di vent'anni fa. Un breve itinerario terreno segnato però da «una fede ferma e costante nell'amore di Dio, che si riflette nell'amore verso il prossimo». È la sua stessa biografia ad attestarlo, parlando di «una vita gioiosa, piena di interessi e di sane amicizie, segno — per il cardinale Bertone — che le esigenze del vivere cristiano non si oppongono alla brama naturale di felicità». Infatti — ha aggiunto — «colui che si affida all'amore di Dio e procede con la certezza che le disposizioni della sua Provvidenza sono le più idonee a procurargli il bene più completo e duraturo, sperimenta una pace profonda nell'affrontare le prove più ardue della vita».

Emerge del resto nel ritratto di Chiara Badano una precoce maturità cristiana, frutto di una formazione e di un'educazione di cui sono stati artefici vari soggetti. Anzitutto la famiglia, che «ha svolto perfettamente il suo compito educativo», ha affermato il cardinale Bertone salutando i genitori della beata: la mamma Maria Teresa e il papà Ruggero, che fra non molto festeggeranno il cinquantesimo anniversario di matrimonio. In secondo luogo la comunità ecclesiale e l'ambiente sociale, grazie al quale Chiara «ha appreso a prestare ascolto alla voce della coscienza, a obbedire, a rispettare le persone, a rendersi utile al prossimo». Per questo motivo il porporato ha rivolto un particolare ringraziamento a colui che è stato il Pastore della diocesi di Acqui Terme negli anni in cui Chiara compiva la sua corsa verso la santità, monsignor Livio Maritano, presente al rito con il suo successore, l'attuale vescovo Pier Giorgio Micchiardi, che conserva e promuove l'eredità della beata. Il saluto del segretario di Stato è andato inoltre alla Postulazione, che ha svolto «un diligente lavoro di raccolta delle numerose testimonianze» e al Sindaco di Sassello — il paese natale di Chiara — presente insieme ad altre autorità civili.

Infine il riconoscimento di come nella storia e nella formazione della nuova beata abbia svolto un ruolo importante il Movimento dei Focolari, rappresentato a san Paolo dalla presidente Maria Voce e dai tanti focolarini e Gen che in tutto il mondo festeggiano in questi giorni la loro giovane amica, innalzata all'onore degli altari. «Dall'età di nove anni — ha ricordato il cardinale Bertone — Chiara ha cominciato a frequentare gli incontri organizzati nel Movimento», facendo «una progressiva e forte esperienza comunitaria di vita cristiana, secondo la spiritualità dell'unità, tipica del carisma» della fondatrice Chiara Lubich. Nel «santo viaggio» della vita, insieme alle altre Gen, ha imparato anche — ha proseguito il cardinale celebrante — «ad approfondire il rapporto personale con Dio: ha reso via via più intenso il raccoglimento nella preghiera, con la partecipazione possibilmente quotidiana alla messa e all'Eucaristia, e ha coltivato l'amore per Maria. Chiara ha così sperimentato che per avanzare al seguito di Gesù è indispensabile l'intervento della grazia. Colui che vuol donare amore, deve egli stesso riceverlo in dono; per diventare sorgente per gli altri, bisogna bere alla sorgente originaria che è Gesù Cristo». In proposito il cardinale Bertone ha rievocato l'assidua corrispondenza tra le due Chiara: la nuova beata e la fondatrice dei focolarini, che le ha dato un secondo nome: Luce. «Da questa corrispondenza — ha evidenziato — si percepisce la crescita della giovane Chiara-Luce nella comprensione della parola di Dio». Come testimonia una sua lettera, citata dal porporato: «Ho riscoperto il Vangelo — scriveva — sotto una nuova luce. Ora voglio fare di questo magnifico libro il mio unico scopo della vita. Non voglio e non posso rimanere analfabeta di un così straordinario messaggio». Di conseguenza Chiara è cresciuta «avvolta da una luce e da un amore che l'ha resa capace di non lesinare nei sacrifici e di vivere momento per momento la volontà del Signore, fino a giungere alla prova più difficile e drammatica: la diagnosi infausta di un osteosarcoma con varie metastasi». La ragazza non ancora diciottenne «si trova di fronte al crollo dei progetti intensamente coltivati, al tramonto di tante esperienze appena avviate, eppure mantiene salda la certezza che Dio è fedele: sicuramente non verrà meno all'amore per lei; conosce il suo vero bene. Perciò vince nel suo animo, anche in questa circostanza, la fiducia ed è determinata a mantenere l'impegno di compiere sempre la volontà di Dio». Per questo — ha fatto notare il cardinale Bertone — «trasforma ogni sussulto di dolore in una rinnovata offerta: per i genitori, gli amici, per la Chiesa nel suo impegno a servizio dei giovani, per il Papa, per la Gmg».

Nel tempo non breve della malattia — dal primo intervento nel febbraio 1989 fino all'ottobre del 1990 — ha voluto offrire la propria adesione continua a Gesù crocifisso e abbandonato, che chiamava «il mio sposo». Per questo motivo — secondo il cardinale Bertone — «è stata ed è un esempio, che dà sostanza e concretezza alle parole scritte da Benedetto XVI nel suo recente messaggio ai giovani, in preparazione alla Giornata mondiale della gioventù di Madrid del 2011: “Cari amici, spesso la Croce ci fa paura, perché sembra essere la negazione della vita. In realtà, è il contrario! Essa è il sì di Dio all'uomo, l'espressione massima del suo amore e la sorgente da cui sgorga la vita eterna”». Ed è anche attraverso la testimonianza di Chiara Badano, che Dio stimola i giovani di oggi «a non soffocare mai l'anelito, presente nell'età della giovinezza, ad avere una vita più grande di quella che si consuma nelle pur giuste esigenze della quotidianità; una vita che raggiunga quella vastità e bellezza, quella capacità di amore universale, che Dio ha impresso nella persona umana creandola a sua immagine».

Infine il porporato ha confidato ai presenti che di ritorno dal viaggio nel Regno Unito con il Papa, seduto accanto a lui in aereo, hanno parlato di Chiara Luce. «Mi ha detto — ha concluso — che questa nostra beata è un esempio da valorizzare per i giovani. E poi, sapendo di questa messa, mi ha incaricato di portarvi il suo saluto e la sua benedizione».

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