Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

A colloquio con il crocifisso

· Nella chiesa di San Damiano ·

Nel Memoriale in desiderio animae, più noto come Vita secunda, Tommaso da Celano riporta un celebre episodio della vita del giovane Francesco. Un giorno, passando davanti alla chiesetta di San Damiano, poco fuori dalla mura di Assisi, Francesco è guidato dallo Spirito a entrare in quell’edificio diroccato e abbandonato da tutti. Qui, in preghiera davanti al crocifisso, il figlio di Pietro di Bernardone è testimone di una visione straordinaria. L’immagine di Cristo inizia a parlargli, muovendo addirittura le labbra: «Francesco, va’, ripara la mia casa che, come vedi, è tutta in rovina». Il messaggio, ripetuto per tre volte, lascia Francesco «tremante e pieno di stupore», a tal punto da perdere quasi i sensi, e dà l’avvio alla sua piena conversione e all’opera di restauro della chiesa. Da quel momento, prosegue infatti Tommaso, Francesco è chiamato a condividere le sofferenze di Cristo: le stimmate che gli si imprimono «profondamente nel cuore» anticipano così quelle che riceverà nella carne sulla Verna.

Un particolare del crocifisso

Il crocifisso di San Damiano, oggi conservato presso la basilica di Santa Chiara ad Assisi, è stato nel corso dei secoli oggetto di un culto e di una devozione particolarmente intensi da parte di pellegrini e fedeli, come emerge nel recente volume di Milvia Bollati, docente all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, Francesco e la croce di S. Damiano (Milano, Edizioni Biblioteca Francescana, 2016, pagine 224, euro 26). Realizzato da autore ignoto probabilmente nella seconda metà del xii secolo, il crocifisso è un mirabile esempio di quella tradizione di croci lignee dipinte, fiorente nell’Italia centrale dell’epoca. La struttura che lo accoglieva — la chiesa di San Damiano — doveva ospitare originariamente anche un ospedale destinato alla cura di pellegrini, malati e indigenti, funzione a cui sembra alludere la stessa dedica a Damiano, santo medico insieme a suo fratello Cosma. Solo in un secondo momento, con l’aggiunta di nuovi ambienti, si trasformò in un monastero per accogliere Chiara e le sue sorores. In seguito, con la morte di Chiara avvenuta nel 1253, il monastero e la chiesetta di San Damiano vennero ceduti in cambio del più vasto complesso di San Giorgio, poco fuori la porta orientale di Assisi. Qui sorse la nuova basilica di Santa Chiara e, in una cappella laterale destinata al coro delle monache, trovò posto anche la croce, visibile ai fedeli attraverso una grata. La venerazione per la croce fu tale da portare nel 1488 il Consiglio della città di Assisi a realizzare un armadio per custodirla, in quanto reliquia preziosa per l’intera comunità.

La parte centrale del libro di Bollati è dedicata a una meticolosa indagine iconografica del crocifisso, volta a rintracciare influenze e modelli di riferimento. Anzitutto Cristo è rappresentato con gli occhi aperti, il capo leggermente inclinato, il corpo coperto ai fianchi da un tessuto di lino bianco, annodato in vita; il costato trafitto, ai piedi e alle mani i segni dei chiodi. Uno degli aspetti più evidenti è la sostanziale immobilità dei personaggi che affiancano Cristo, la quale rinvia secondo l’autrice alla tradizione manoscritta, testimoniando una ripresa delle decorazioni presenti sui messali. Le figure di Maria e Giovanni, da un lato, e di Maria Maddalena, Maria di Cleofa e del centurione, dall’altro, si stagliano infatti con nettezza sullo sfondo grazie a contorni molto marcati e gesti quasi stereotipati. L’affidamento di Maria a Giovanni, spesso rappresentato con il gesto delle mani unite, è qui espresso invece nella forma di una vicinanza di sguardi.

In questa catechesi per immagini dal chiaro intento didascalico, il racconto della passione è direttamente connesso non tanto alla morte e al dolore fisico quanto soprattutto all’assunzione in cielo, secondo i tratti tipici del Christus triumphans. Proprio questo aspetto richiama uno dei temi caratteristici del Vangelo di Giovanni, la gloria della croce: sia nel crocifisso di San Damiano sia nel quarto vangelo, il momento della crocifissione coincide infatti con l’intronizzazione di Cristo re. La stessa idea riecheggia nell’Officium passionis di Francesco, in cui la meditazione sui misteri della passione si esprime attraverso un canto di lode e di ringraziamento per la salvezza giunta grazie alla resurrezione.

di Giovanni Cerro

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

26 maggio 2019

NOTIZIE CORRELATE