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​Il frate dell’umiltà e del silenzio

· ​Arsenio da Trigolo beatificato a Milano ·

«La virtù del silenzio»: ecco il tratto caratteristico di un testimone di umiltà e carità come Arsenio da Trigolo (1849-1909), «il frate degli ultimi», beatificato sabato mattina 7 ottobre nel duomo di Milano. La messa è stata celebrata dal nuovo arcivescovo ambrosiano Mario Delpini, mentre il rito per la beatificazione è stato presieduto — in rappresentanza di Papa Francesco — dal cardinale Angelo Amato, che ha rilanciato l’attualità della testimonianza di un religioso — al secolo Giuseppe Migliavacca, vissuto tra il 1849 e il 1909 — gesuita per quasi diciotto anni, sacerdote nelle diocesi di Cremona, Torino e Milano e infine figlio di san Francesco, col saio di frate minore cappuccino, nell’ultimo tratto di vita, oltre che fondatore delle Suore di Maria Santissima Consolatrice.

Uomo gioioso e austero allo stesso tempo, «ignaziano e francescano», Arsenio si è schierato sempre dalle parte degli ultimi riuscendo a esercitare al massimo la virtù della pazienza, soprattutto nei duri momenti di prova. Sicuramente, ha spiegato il prefetto della Congregazione delle cause dei santi nell’omelia, «era un sacerdote fiero della sua vocazione e del suo apostolato: prima da prete diocesano, poi da gesuita e, infine, da cappuccino mantenne sempre viva la tensione alla santificazione propria e altrui».

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