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Il Francesco
riconciliato

· Diverse interpretazioni del cantico di frate Sole ·

Un testo tornato di stretta attualità dopo l’enciclica «Laudato si’»

Sull’origine del Cantico di frate Sole di san Francesco possediamo due versioni molto diverse, entrambe tramandate dalla Compilazione di Assisi, una raccolta delle memorie di frate Leone, confessore, compagno e segretario del santo negli ultimi anni della sua vita.

La più antica stesura del Cantico che si conosca  (Codice 338, f.f. 33r - 34r,  xiii secolo,  Biblioteca del Sacro Convento di San Francesco, Assisi)

La prima versione racconta di un Francesco sereno, mosso da un amore contemplativo per la creazione e attento a rispettare tutte le creature di Dio, dalle più piccole alle più grandi: quando cammina fa attenzione a non calpestare in modo maldestro le pietre, raccomanda al frate incaricato della raccolta della legna di non tagliare completamente gli alberi e consiglia al frate ortolano di tenere un piccolo giardino dove far nascere erbe odorose e fiori. È in tale contesto di esaltazione delle meraviglie del mondo che Francesco, poco prima di morire, avrebbe scritto le lodi al Signore per le sue creature. Lo scrive Giovanni Cerro aggiungendo che la seconda versione, invece, ci restituisce un Francesco tormentato e sofferente: il santo si trova a San Damiano, è gravemente malato e quasi del tutto cieco, trascorre i suoi giorni al buio in una cella infestata dai topi, che sia lui sia i suoi compagni credono inviati dal demonio per disturbarlo. Una notte, dopo aver invocato il Signore affinché lo renda capace di sopportare con pazienza la sua condizione, viene rinfrancato dalla promessa del regno dei cieli. Il mattino successivo comunica così ai compagni un componimento pensato per essere cantato, come è confermato dal manoscritto 338 della Biblioteca comunale di Assisi, in cui sono state lasciate tre righe libere per la melodia.

Nel suo ultimo libro tradotto in italiano (Il Cantico di frate Sole. Francesco d’Assisi riconciliato, traduzione di Paolo Canali, introduzione di Attilio Bartoli Langeli, Milano, Edizioni Biblioteca Francescana, 2015, pagine 121, euro 16), il medievista francese Jacques Dalarun propende per la seconda versione: il canto servirebbe soprattutto come terapia per alleviare le sofferenze nel momento del congedo dalla vita terrena.

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06 dicembre 2019

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