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Il fiume carsico della cultura

È sempre motivo di riflessione e soprattutto di riconoscenza a Dio poter ripercorrere la storia di istituzioni che in qualche modo assommano in sé il carattere della romanità e il legame con la Chiesa, con la Santa Sede. In questo specifico caso si può ammirare anche l'ironia della sorte — che per noi credenti è ironia della Provvidenza — nel fatto che un'Accademia destinata a diventare Pontificia sia sorta proprio durante un periodo difficile e drammatico quale fu il pontificato di Pio VII. Questa vicenda, oltre a confermarci nella certezza di fede che Dio sa «scrivere diritto anche su righe storte», costituisce anche un'ulteriore riprova di come la ricerca onesta della verità e l'autentica passione per la scienza non conosce barriere di regime politico. Grazie a Dio, il fiume della vera cultura sa essere spesso un fiume «carsico», capace cioè di passare sotto lo strato superficiale degli eventi storici per scorrere a un livello più profondo. Quante testimonianze di questo abbiamo in ogni epoca, anche nel secolo scorso, durante i grandi regimi totalitari!

La libertà è sempre legata alla verità; e perciò ogni iniziativa orientata alla ricerca del vero porta in sé il germe della libertà, germe che potrà talvolta dare i suoi frutti anche a distanza di tempo. Non è dunque senza significato che questa Accademia sia nata con la qualifica di «libera» e successivamente abbia ricevuto il titolo di «pontificia». Le Accademie Pontificie sono tutte, per loro intrinseca natura, originate dall'amore per la verità, e poste al servizio della vera libertà dell'uomo e del consorzio sociale. Pur nella brevità di un saluto, mi piace ricordare un'osservazione del compianto presidente dell'Accademia professore Carlo Pietrangeli, curatore delle «Note storiche» su questa insigne Istituzione. Scrivendo nel 1983, egli sottolineava che — cito — «la Santa Sede con la concessione dell'alto patronato del Sommo Pontefice, con la nomina a protettore del Cardinale Segretario di Stato, con la messa a disposizione di idonei locali e la stampa gratuita delle pubblicazioni, dimostra il suo interesse e il suo apprezzamento per l'attività dell'Accademia; è quindi compito dei soci di conservare immutato e, anzi, di accrescere questo patrimonio culturale che ci è stato trasmesso dai nostri predecessori tenendo alto il livello dell'istituzione con la loro attività scientifica e con l'offerta di contributi di alta qualità».

Sono lieto, in questa speciale circostanza, di confermare tale considerazione, semmai rafforzandone il significato alla luce dell'attuale temperie culturale. Non c'è dubbio, infatti, che il mondo contemporaneo ha sempre più bisogno di memoria storica. I sintomi di questa necessità sono evidenti in diversi e disparati settori. Ad esempio, si moltiplicano produzioni culturali — romanzi, film, eccetera — in cui i protagonisti vanno alla ricerca delle proprie radici, o delle radici della propria famiglia, del proprio popolo. È chiaro che, se la cultura dominante è improntata all'immediatezza e al carpe diem , nell'animo umano emerge, prima o poi, insopprimibile, il desiderio di sapere da dove veniamo, su quale strada stiamo camminando, per capire anche chi siamo e dove andiamo. In una parola, la domanda di senso.

Ecco allora che coltivare il sapere archeologico oggi significa rispondere a un'esigenza culturale primaria e urgente, che riguarda la qualità della vita dell'uomo e della civiltà; un'esigenza che è sempre stata a cuore alla Chiesa e che il Papa Benedetto XVI mette spesso in evidenza evocando il tema delle radici cristiane dell'Europa. La Chiesa è senza dubbio una delle istituzioni — penso di poter dire la principale — che promuovono la memoria storica dell'umanità, il senso vivo del passato per la comprensione profonda del presente e la progettazione del futuro.

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19 settembre 2019

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