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​Il filosofo nemico della pubblicità

Arthur Schopenhauer, misantropo e irritato con tutti i suoi simili (amò soprattutto il suo cane, fino a scrivere che se non ci fossero cani non avrebbe voluto vivere), fu quanto mai originale anche nella recisa avversione a ogni specie di pubblicità. Quando nel 1818, trentenne, presentò all’editore Brockhaus, di Lipsia, il manoscritto della prima parte della sua opera più importante, Il mondo come volontà e rappresentazione (Die Welt als Will und Vorstellung), mise avanti la condizione che il libro non doveva essere raccomandato in alcuna maniera alla clientela della casa editrice né presentato sotto altra forma per la diffusione. Il patto fu inserito espressamente nel contratto. Si tirarono settecentocinquanta copie, delle quali nemmeno una risulta essere stata venduta negli anni che seguirono. L’editore prese la risoluzione di farne distruggere la parte maggiore, ma a distanza di un quarto di secolo il numero delle avanzate era ancora ingente.

Nel 1843, appunto, Schopenhauer spedì all’atterrito editore la seconda parte dell’opera, esigendo per la pubblicazione la condizione già posta a quella della prima. Brockhaus accettò, mandando al macero, un’altra volta, le molte copie che ne restavano, e stampando nel 1844 la nuova edizione, in due parti. Eroicamente, mantenne la parola di non richiamare l’attenzione del pubblico. Le copie si ammassavano ancora nei magazzini, e a ogni richiesta del filosofo di sapere l’esito commerciale l’editore doveva rispondere «niente». Ma, dopo la rivoluzione anche intellettuale del 1848, le disposizioni e gli umori del pubblico mutarono. Dieci anni più tardi, Brockhaus annunziò a Schopenhauer che la seconda edizione era quasi esaurita. Aggiungeva: «Molti anni fa voi mi scrivevate: “La mia filosofia si farà strada, quantunque forse molto tardi”. Proprio così! Oggi si realizza quanto voi affermavate». Gli propose, egli stesso, la ristampa dell’opera. Il filosofo accettò, ma nel contratto anche per questa terza edizione si legge, immutabilmente: «L’editore promette di non aggiungere all’annuncio dell’opera alcuna specie di commento». Il documento è datato 8 febbraio 1859. Schopenhauer morì il 21 settembre 1860, settantaduenne, senza vedere le sue opera omnia, che il fedelissimo Brockhaus finiva di stampare. Prima edizione finalmente liberata dall’impegno di quella ostinata rinuncia alla pubblicità. Qualunque ne sia stata la ragione nella mente del filosofo del pessimismo, disprezzatore dei contemporanei, che riteneva incapaci di comprendere le novità del suo pensiero, la determinazione riveste una innegabile dignità in confronto a un opposto e troppo diffuso costume.

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23 maggio 2019

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