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Il filo di Agostino

· Dalle Confessioni alla Lumen fidei Tra Ratzinger e Bergoglio ·

Riflettendo sulle Confessioni di sant'Agostino Leonardo Lugaresi rileva che all’inizio della terza parte dell’enciclica Lumen fidei, quella dedicata alla trasmissione della fede, il lettore si imbatte in questa suggestiva immagine: «È una luce che si rispecchia di volto in volto, come Mosé portava in sé il riflesso della gloria di Dio dopo aver parlato con lui (...). 

La luce di Gesù brilla, come in uno specchio, sul volto dei cristiani e così si diffonde, così arriva fino a noi, perché anche noi possiamo partecipare a questa visione e riflettere ad altri la sua luce» (n. 37). Le Confessioni di Agostino, aggiunge, ci offrono alcuni esempi estremamente significativi di questi diversi modi di intendere l’illuminazione della fede. Ne vogliamo ricordare almeno due: nel quarto libro, ricordando le sue imprese di giovane intellettuale orgoglioso di aver compreso da solo i testi filosofici più ardui e convinto di trovare in essi la chiave per conoscere Dio, Agostino descrive così la sua posizione umana: «Volgevo le spalle alla luce e il viso alle cose da essa illuminate, per cui la mia faccia stessa, con la quale distinguevo le cose illuminate, non era luminosa (dorsum habebam ad lumen et ad ea, quae inluminantur faciem: unde ipsa facies mea, qua inluminata cernebam, non inluminabatur)» (4, 16, 30).

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19 novembre 2018

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