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Il film che visse due volte

· «Vertigo» di Hitchcock torna in HD ·

La donna che visse due volte ( Vertigo , Alfred Hitchcock, 1958) è la storia di un uomo che insegue una donna e il suo ricordo procedendo lungo i tornanti di una spirale, di finzione in finzione, attraversando varie dimensioni della realtà e di se stesso. E facendo la gioia dei surrealisti di tutti i tempi. Non a caso, in questa struttura labirintica si riconosce uno dei motivi che più hanno influenzato tanto cinema non narrativo più moderno. È da notare, poi, come Vertigo sia l’esempio più lampante del modo in cui Hitchcock riusciva a iscrivere perfettamente dentro la propria poetica e visione del mondo sceneggiature tratte regolarmente da fonti letterarie. Ma c’è un altro motivo, più defilato, che contribuisce in maniera determinante all’atmosfera unica del film: quello della vecchia San Francisco. La pellicola è infatti anche una riscoperta della vecchia città, degli scorci memori delle sue radici più antiche ed europee, che ricordano ai suoi abitanti di trovarsi in un luogo più inospitale e per certi versi più selvaggio di quello che appare.

Oggi Vertigo torna al cinema restaurato in alta definizione, un tipo di tecnologia che in campo cinematografico dà luogo a complicate questioni. L’immagine cinematografica è sempre stata un’immagine pittorica: nata nitida sul set, viene (anzi veniva) poi impressa sulla pellicola e infine proiettata in larghissima scala sullo schermo. Una serie di passaggi che rendono l’immagine più sfumata, meno aggressiva, più pittorica, appunto. È come paragonare un quadro iperrealista a uno semplicemente realista. Nel primo si noteranno molti più dettagli, ma difficilmente ci dirà qualcosa di più rispetto al secondo sulla scena che rappresenta. E questo proprio perché troppi dettagli schiacciano la percezione di chi guarda. Lo obbligano a vedere le cose esattamente per come sono senza dare la possibilità di rielaborarle mentalmente. Inoltre, c’è chi fa notare che i colori resi dall’alta definizione sono più fedeli a come il film è stato concepito. Può darsi sia vero. Ma è vero anche che i registi e i direttori della fotografia optavano per colori molto saturi, molto aggressivi, proprio perché sapevano che poi la resa sul grande schermo li avrebbe attenuati. Tutti gli elementi scenici venivano scelti in base alla resa finale su grande schermo.

Non è affatto detto, dunque, che queste operazioni facciano il bene di un film. Di certo c’è la sensazione che dietro ci sia la volontà generale di rendere il cinema, anche quello del passato, un’esperienza prettamente sensoriale, strettamente legata alla superficie scintillante dell’immagine. In un futuro prossimo è probabile, anzi sicuro, che vedremo La donna che visse due volte attraverso gli occhialini del 3d. Ma trattandosi di una vertigine, in effetti, stavolta la tecnologia potrebbe avere un senso.

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21 novembre 2018

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