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Il figlio di san Paolo

· Una mostra a Termoli dedicata a Timoteo, discepolo prediletto dell’apostolo delle genti ·

«Come un figlio serve il Padre» è il bel titolo di una mostra allestita per ricordare Timoteo, il collaboratore prediletto di Paolo. L’esposizione, allestita a Termoli — non a caso, e vedremo più avanti il perché — è stata inaugurata nel maggio scorso e sarà visitabile fino alla fine del mese di agosto. Prima di tutto, qualche cenno sulla biografia del festeggiato. «Non bere soltanto acqua, ma bevi un po’ di vino, a causa dello stomaco e dei tuoi frequenti disturbi» scrive l’apostolo nella prima Lettera a Timoteo (5, 23);  la tenerezza verso il suo giovane discepolo arriva fino al  consiglio di cosa bere a tavola e quale alimentazione sia più utile per le sua salute, fisica e spirituale; evita le sottigliezze della dialettica che hanno tratto molti in inganno, ripete più volte l’Apostolo: «custodisci ciò che ti è stato affidato; evita le chiacchiere vuote e perverse e le obiezioni della falsa scienza» ( 1 Timoteo , 6, 20-12). Tanti altri dettagli, commoventi nella loro concretezza feriale, punteggiano le lettere di Paolo, facendo arrivare fino a noi il ritratto scarno ed espressivo di un ragazzo fragile ma solido nella fede. «Nessuno disprezzi la tua giovane età», lo rassicura Paolo nella prima delle due lettere di cui è il destinatario ( I Timoteo , 4, 12;  insieme alla lettera a Tito, sono gli unici testi del Nuovo Testamento indirizzati non a comunità, ma a persone). E ai cristiani di Corinto lo presenta così: «Vi ho mandato Timoteo, mio figlio diletto e fedele nel Signore: vi richiamerà alla memoria le vie che vi ho insegnato» ( I Corinzi , 4, 17).

Saltiamo dai tempi di Paolo al Novecento. Appena conclusa la seconda guerra mondiale, durante alcuni lavori di restauro nella cripta della cattedrale di Termoli viene trovata, l’11 maggio del 1945, una lapide di marmo grezzo in posizione orizzontale; rimossa la pietra appare una tavola lunga poco più di un metro che copre un loculo di forma quadrangolare. Sul lato inferiore della lapide di marmo c’è un’iscrizione in latino. Ne riportiamo la traduzione:  «Nel nome di Cristo. Amen. Nell’anno del Signore 1239. Qui riposa il corpo del beato Timoteo discepolo del beato Apostolo, nascosto dal venerabile vescovo Stefano insieme con il Capitolo di Termoli» (la lapide è attualmente affissa al mura dell’abside destra ben visibile appena si scende in cripta). Nel loculo c’è una cassettina di legno che si sbriciola a contatto con l’aria. Dentro ci sono delle ossa umane: è il corpo di Timoteo di cui, nei secoli, si era persa la memoria. Il nesso tra Termoli e Timoteo è antico, come dimostra la presenza del cranio del santo, posto in un reliquiario d’argento in stile gotico da sempre custodito e venerato nella città molisana; probabilmente i preziosi resti del santo erano stati nascosti talmente bene da non essere più ritrovati neanche dai discendenti di chi aveva voluto proteggere il tesoro della cattedrale da furti e saccheggi. Anche i ritrovamenti archeologici confermerebbero l’autenticità dell’attribuzione. La cripta, l’area situata sotto il presbiterio, non fa parte della struttura originaria della cattedrale; i resti di una chiesa più antica vennero scoperti durante i lavori di restauro negli anni Trenta di questo secolo: tre absidi dal profilo nitido, alcuni pilastri rettangolari con semicolonne addossate ai lati brevi e larghi brani di mosaico pavimentale. Nella parte corrispondente all’abside sinistra il  primo gennaio 1761 il vescovo Tomaso Giannelli ritrovò le reliquie di san Basso; nell’abside di destra, 184 anni dopo, sono ricomparse quelle di san Timoteo.

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16 ottobre 2019

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