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Il fardello della crisi sul voto in Irlanda

· Elezioni anticipate ·

Attanagliata da una crisi economica senza precedenti e con addosso il pesante fardello dei prestiti internazionali, l'Irlanda è chiamata venerdì alle urne per le elezioni legislative anticipate. La data del voto per il rinnovo dei 166 rappresentanti del Dáil Éireann, la Camera bassa del Parlamento, era stata inizialmente decisa per l'11 marzo, ma l'uscita dal Governo di alcuni ministri e l'aggravarsi della congiuntura economica ha costretto il Governo a un ulteriore anticipo.

L'ormai ex Tigre celtica arriva alle elezioni in una fase di incertezza politica ed economica tra le più difficili e delicate della sua storia. La crisi si è aperta dopo che il premier conservatore, Brian Cowen — prima di abbandonare a fine gennaio la leadership del partito repubblicano Fianna Fáil — è riuscito a fare approvare dal Governo drastici tagli di bilancio e un piano di austerità, richiesti dall'Unione europea e dal Fondo monetario internazionale (Fmi), in cambio di aiuti da 85 miliardi di euro per ripianare il disavanzo. Una terapia che per gli analisti ha alimentato il malcontento e la sfiducia nella classe politica che per decenni ha governato l'Irlanda. A fare il passo decisivo verso la crisi di Governo sono stati i Verdi, principale partner del partito di maggioranza, che alcune settimane fa hanno ritirato il proprio sostegno al Gabinetto Cowen, passando all’opposizione. Successivamente, per il primo ministro la situazione ha cominciato a farsi critica anche sul fronte interno al proprio partito. I vertici del Fianna Fáil hanno cercato di dargli la spallata definitva per presentarsi al voto anticipato con un leader meno impopolare. Brian Cowen, sostituito dal ministro degli Esteri, Micheál Martin, è stato così costretto a farsi da parte, diventando il primo premier (taoiseach) nella storia irlandese a non ricoprire contemporaneamente la carica di segretario del partito di maggioranza relativa. Il tentativo di proseguire nell'azione di Governo è stato poi ostacolato dalle dimissioni di otto ministri. Al termine di un fallito rimpasto, Cowen si è così ritrovato con soli sette ministri per guidare quindici dicasteri e ha confermato le proprie dimissioni da premier al termine delle elezioni.

Dopo essere diventata un modello di crescita economica, l’Irlanda ha visto collassare il proprio sistema bancario con l’esplosione nel 2008 di una gigantesca bolla immobiliare speculativa. Per cercare di contenere i gravi effetti della crisi, il Governo di Dublino aveva dovuto ricorrere a drastici interventi per tappare i buchi di milioni di euro degli istituti di credito, accumulando nel tempo un enorme debito pubblico. Dal 2008 si sono così susseguite una serie di misure di emergenza per salvare le banche più esposte, e ora nazionalizzate, con il Paese che ben presto si è trovato a fare i conti con un disavanzo superiore al 30 per cento del prodotto interno lordo. Il programma concordato tra Dublino, Ue e Fmi prevede che il Governo irlandese immetta liquidità nel sistema bancario per permettere un aumento dei rapporti di capitale. Il costo di finanziamento per l'Irlanda rimane però molto alto e secondo l'Fmi ci vorrà del tempo prima che questo possa diminuire. Il Fondo ha confermato più volte che aspetterà l'esito delle elezioni legislative prima di intraprendere i controlli sui progressi fatti da Dublino, chiedendo, però, di non abbassare la guardia sugli impegni per ristrutturare il sistema bancario. Secondo un portavoce dell’Fmi, la missione potrebbe portare anche a eventuali modifiche al programma. Gli esperti dell'agenzia internazionale Moody's hanno accolto con sfavore la decisione dell'Irlanda di posticipare la ricapitalizzazione delle banche a dopo le elezioni e hanno così deciso di tagliare a livello junk (spazzatura, il giudizio più basso tra i Paesi europei) i rating dei principali istituti di credito.

Gli analisti concordano nel ritenere che il Fianna Fáil subirà una pesante sconfitta elettorale. Convinzione suffragata da tutti i sondaggi della vigilia, che indicano il partito di Governo uscente al 15 per cento dei consensi. Nelle ultime legislative, maggio del 2007, il Fianna Fáil, di Bertie Ahern, vinse con il 41,56 per cento delle preferenze. Gli osservatori mettono in crescita i partiti d'opposizione di centro destra Fine Gael (di Erida Kenny, 38 per cento delle preferenze) e i laburisti di centro sinistra (Irish Labour Party, di Eamon Gilmore, al 19 per cento), che hanno apertamente accusato Cowen di avere legato le sorti dell’Irlanda agli infortuni delle banche. Questo lascia presupporre che dalle urne possa prendere corpo l'ipotesi di un Governo di coalizione tra i due partiti, anche se sono in disaccordo su quando l'Irlanda dovrebbe ridurre il suo deficit di bilancio per rispettare il limite Ue del 3 per cento del prodotto interno lordo, con il partito di centro destra che spinge affinché i rimborsi del prestito vengano estesi al 2015 o al 2016, così da ottenere tempi più lunghi per ripagarlo o interessi meno gravosi. Al voto si presenta anche il Sinn Féin, dell'indipendentista Gerry Adams, il partito che con più forza intende rinegoziare le condizioni dei prestiti. Dopo il Partito socialdemocratico svedese, il Fianna Fáil — formazione che domina la scena politica irlandese dal 1922, anno di indipendenza dalla Gran Bretagna — vanta la più lunga permanenza al Governo di un Paese. È stato infatti alla guida dell'Esecutivo di Dublino per sette volte, per complessivi 47 anni, incluse le ultime due legislature. Il premier uscente Brian Cowen è però divenuto il primo in un Paese membro dell'Unione europea, e soprattutto dell'eurozona, a cadere a causa della grave crisi debitoria. Le elezioni irlandesi saranno le prime in uno dei Paesi europei colpiti dalla crisi del debito. Autorevoli osservatori economici ritengono che il nuovo Esecutivo sarà, dunque, costretto a chiedere altri sacrifici. Una prospettiva che lascia intravedere un ulteriore aumento del malcontento popolare nel prossimo futuro e con il quale il Governo che uscirà dalle urne sarà costretto a fare i conti.

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