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Quando la città si rimbocca le maniche

· Procede spedito il restauro del tetto della chiesa dedicata a san Giuseppe dei Falegnami dopo il crollo di un anno fa ·

È trascorso solo un anno dal crollo del tetto della chiesa di San Giuseppe dei Falegnami al Foro Romano, edificata sopra la cisterna del Carcere Mamertino in cui la tradizione colloca la prigionia di san Pietro. Siamo nel cuore della Roma pagana e alle radici della storia cristiana di questa città Eterna.

Ma di questi tempi l’aggettivo “eterno” spesso s’accorda più prosaicamente all’idea dei ritardi, dell’incuria, del disinteresse, delle lentezze burocratiche o politiche che rimandano all’infinito tanti interventi necessari a restituire a Roma dignità e decoro.

In questo caso è avvenuto il contrario. «Una felice sintonia tra i tanti attori in gioco» — spiega don Pier Luigi Stolfi, responsabile per il Vicariato dell’intervento di messa in sicurezza e di restauro dello storico edificio di culto — ha permesso di completare a tempo di record il ripristino della copertura lignea della chiesa. E lo stato di avanzamento dei lavori permetterà, si spera, di riaprire la chiesa al culto il 19 marzo 2020.

Intanto, il prossimo 30 agosto, per un giorno, nell’anniversario della “sciagura”, San Giuseppe dei Falegnami riapre al pubblico dalle 10 alle 18 per mostrare lo stato di avanzamento dei lavori. Al momento della riapertura, il rettore della chiesa, monsignor Daniele Libanori, vescovo ausiliare di Roma, benedirà la nuova copertura.

Fin dai primi giorni successivi al crollo, con il permesso e sotto la supervisione dell’autorità giudiziaria, si era provveduto a rimuovere in poco tempo le macerie del soffitto e a cominciare il paziente recupero di tutto il materiale che poteva essere salvato in vista della ricostruzione.

I fondi stanziati dalla Chiesa italiana, tramite l’“otto per mille”, dal Vicariato di Roma e da una generosa donazione del centro commerciale Euroma2, nella persona del presidente Davide Zanchi, che ha aderito al progetto “Insieme Ri-Costruiamo”, hanno poi permesso di portare avanti i lavori rapidamente e nella massima trasparenza, grazie all’innovativo progetto dello studio Croci e associati, nella persona dell’ingegnere Alessandro Bozzetti, alla serietà e alla competenza delle imprese appaltatrici, fino alla generosità e alla dedizione delle maestranze chiamate a porre mano all’opera. Importante è stata anche la costante opera di “alta sorveglianza” esercitata per tutto il corso dell’anno dalla Soprintendenza speciale archeologica Belle arti e paesaggio di Roma.

Un bellissimo sito internet, che è stato aperto all’indomani dell’inizio dei lavori (www.sangiuseppedeifalegnami.org), documenta passo dopo passo l’opera di ricostruzione. Impressionanti le immagini riprese dalle telecamere di sorveglianza interne che documentano il momento del cedimento delle antiche capriate lignee che precipitano la chiesa nel buio. Poi, la cronaca dell’opera intrapresa, cronaca di una paziente sapienza fatta di un lavoro quotidiano e puntuale.

Curioso che un edificio di culto intitolato al “falegname” che protegge la Chiesa universale abbia ceduto proprio nell’elemento del legno. Potrebbe sembrare un beffardo paradosso. E curioso che al momento del crollo le travi stesse e un banco di legno abbiano protetto dalla distruzione la statua di Maria caduta dal soffitto. Anche di questo c’è traccia nel video girato al momento dell’ingresso della prima squadra di operai che entra nella chiesa in rovina. Paradossi dei segni, che velano e svelano la medesima realtà sospesa tra il cielo, che s’intravede dallo squarcio del crollo, e gli uomini che lo guardano dal basso.

Un noto predicatore della Chiesa del Gesù ebbe una volta a dire in omelia che l’atto più grande del pontificato di Papa Francesco sarebbe stato, secondo lui, l’aver inserito, a partire dal 1° maggio 2013, nelle preghiere eucaristiche della Chiesa universale, la menzione di san Giuseppe (con san Giuseppe suo sposo) dopo quella di Maria. La sua espressione era molto seria, il tono perentorio e dolce. Anche quando “par che dorma” san Giuseppe edifica.

di Giovanni Ricciardi

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26 febbraio 2020

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