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Il dramma e la forza del papato

· Nella solennità dei santi Pietro e Paolo Il Pontefice ricorda che la Chiesa non è una comunità di perfetti ma di peccatori bisognosi dell'amore di Dio ·

La solennità dei santi Pietro e Paolo ha offerto a Benedetto XVI l'occasione per una disamina  sulla Chiesa: «comunità non di perfetti», ha detto nel suo schietto stile di teologo e di pastore, anzi «comunità di peccatori che si devono riconoscere bisognosi dell'amore di Dio» e «di essere purificati attraverso la croce di Gesù Cristo». Comunità, tuttavia, fondata sul messaggio evangelico, dal quale trae la sicurezza  che il potere distruttivo del male non prevarrà su di essa. Anzi, ha sottolineato tornando a un concetto più volte espresso, è proprio dalle debolezze umane che Dio opera prodigi, trasformandole nella forza della fede.

Traendo spunto dalle letture della messa celebrata venerdì 29 giugno, nella basilica di san Pietro, in onore dei due apostoli,  Benedetto XVI  ha riattualizzato l'esemplarità proprio di Pietro e Paolo,  sottolineando la loro capacità di dar vita a «un modo nuovo di essere fratelli» nonostante il loro essere «assai umanamente differenti l'uno dall'altro» e malgrado «non siano mancati conflitti».

Rivolgendosi ai quarantatré arcivescovi ai quali ha imposto il pallio durante la celebrazione, il Papa ha rilanciato l'invito a tutti i pastori della Chiesa a essere «cooperatori della verità» che è «unica e sinfonica».

Non ha mancato di allargare l'analisi al ruolo del Pontefice - nel quale sembrano riassumersi tutte le tensioni che esistono tra il dono che viene dal Signore e le capacità umane - evidenziato nell'episodio evangelico che narra  della discussione sorta tra Gesù e Simon Pietro quando il Signore preannuncia la sua passione, morte e risurrezione. Benedetto XVI ha interpretato la scena descritta da Matteo  come un anticipo «del dramma della storia dello stesso papato» caratterizzato dalla presenza simultanea del dono divino e della debolezza umana: da una parte «grazie alla luce e alla forza che gli vengono dall'alto», è «il fondamento della Chiesa»; dall'altra emerge proprio quella debolezza umana «che solo l'apertura all'azione di Dio può trasformare».

Ed è su questo che il Pontefice fonda la sua certezza che «le forze del male non prevarranno». Certezza  rafforzata anche dal potere che alla Chiesa è dato di rimettere i peccati, «una grazia - ha aggiunto - che toglie energie alle forze del caos e del male».

Ci sono stati poi riferimenti all'unità della Chiesa sottolineati nel saluto alla delegazione del Patriarcato ecumenico di Costantinopoli e ripetuti successivamente nella riflessione proposta per l'Angelus con i fedeli in piazza San Pietro.

Anche sabato mattina, 30 giugno, salutando gli arcivescovi metropoliti ricevuti in udienza insieme con i loro familiari, il Papa ha voluto ribadire la necessità di compiere insieme la missione al servizio della Chiesa  nell'intento di toccare «il cuore dei credenti». Di qui l'invito a  far sì che  l'esperienza di intensa spiritualità e di unità evangelica vissute in questa giornata  «si riverberi sull'intera società, lasciando tracce di bene».

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20 ottobre 2019

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