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Il dramma delle famiglie
nel carcere di Dilley

· Visita dei vescovi statunitensi al centro di detenzione texano per immigrati ·

San Antonio, 30. Una testimonianza importante. Perché si accendano i riflettori sul dramma di intere famiglie di immigrati irregolari detenute in carcere. Per dimostrare ancora una volta come il tema dell’immigrazione deve essere affrontato presto e con efficacia. Per ricordare che la Chiesa è pronta a ogni sforzo per dare dignità alle persone in fuga dalla povertà e dalla violenza. È questo il significato della visita di una delegazione della Conferenza dei vescovi cattolici degli Stati Uniti (Usccb) presso il centro di detenzione di Dilley, in Texas.

L’episcopato da tempo sta sollecitando il Congresso a porre mano a una riforma seria delle norme attualmente in vigore. Uno sforzo che si è intensificato lo scorso anno a seguito della crescita esponenziale degli arresti di minori non accompagnati provenienti dall’America centrale. «Dopo questa visita — ha detto monsignor Gustavo Garcia-Siller, arcivescovo di San Antonio — la mia domanda principale è: perché? Perché mettere in stato di detenzione queste persone vulnerabili, madri giovani e traumatizzate che, con i loro figli, sono fuggite dalla persecuzione nei loro Paesi di origine? Una grande nazione come la nostra non può incarcerare le persone più vulnerabili in nome della deterrenza. Il carattere morale di una società si giudica da come tratta i più vulnerabili. La politica che autorizza la detenzione di intere famiglie è per il nostro Paese una vergogna e dunque imploro le nostre autorità elette dal popolo di porvi fine subito».

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16 luglio 2019

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