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Il dramma dei profughi burundesi in Rwanda

· In centomila sono costretti a vivere nella completa miseria a causa dei tagli agli aiuti umanitari ·

Più di centomila rifugiati burundesi in Rwanda sono costretti a vivere nella più completa miseria e ad avere razioni alimentari ridotte a causa di un deficit di finanziamenti. A denunciarlo sono state, in un rapporto, diverse ong e agenzie dell’Onu. In particolare il World Food Programme (Wfp) e l’Unicef sostengono di essere stati costretti a ridurre le razioni di cibo e gli aiuti ai rifugiati burundesi che vivono nei campi profughi rwandesi.

A pesare sono soprattutto i recenti tagli degli aiuti dell’Onu. «Fino al novembre del 2017, il Wfp forniva ogni mese 16,95 chilogrammi di cibo a ogni rifugiato, principalmente mais, fagioli, olio vegetale e sale. Altri profughi ricevevano 7600 franchi rwandesi (9 dollari) per comprare cibo nei mercati locali» si legge in una dichiarazione delle agenzie. «Tuttavia, la scarsità di finanziamenti ha costretto a tagliare l’assistenza del novanta per cento a novembre e dicembre: la situazione finanziaria è così grave che da gennaio sono state ulteriormente ridotte le razioni del 75 per cento» afferma ancora il comunicato, che lancia un appello alle donazioni per sostenere i profughi e permettere il rilancio dei programmi assistenziali. Il dramma dei profughi burundesi costretti a vivere in condizioni pietose nei campi in Rwanda rientra in un quadro generale molto complesso, sovente taciuto dalla stampa internazionale. Quello che si sta consumando in Burundi è infatti una vera e propria guerra civile. La situazione drammatica che il paese sta vivendo dal 2015 è stata innescata dalla decisione del presidente Pierre Nkurunziza, di etnia hutu, di ricandidarsi per un terzo mandato. Da quel momento sono scoppiate numerose proteste da parte dell’opposizione.

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17 luglio 2018

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