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Il Drago non vola più

· Secondo gli analisti il boom economico inizia a rallentare ·

L’inflazione e il debito delle amministrazioni locali pesano sulla crescita

Il boom economico della Cina comincia a rallentare, sotto il peso dei rialzi dell’inflazione, dell’aumento del costo del lavoro e il crescente debito delle amministrazioni locali.

Secondo gli economisti, il pil del colosso asiatico resta il motore della crescita globale, ma esistono anche molti dubbi che spingono a rivedere al ribasso le previsioni per quest’anno e per il prossimo (intorno all’8,5 per cento rispetto al 9 per cento e al 10 per cento stimato in precedenza). Un rallentamento, quello cinese, che arriva nel momento in cui la Fed taglia le stime per gli Stati Uniti al 2,7-2,9 per cento nel 2011 e al 3,3-3,7 per cento per il 2012. A gravare sull’andamento del pil del Dragone sono soprattutto le impennate dell’inflazione a giugno stimata al 6 per cento, massimo dal luglio 2008, dopo essere stata del 5,5 per cento a maggio. Livelli tali da spingere il Governo ad aumentare quattro volte i tassi di interesse da settembre, per frenare il ricorso al credito bancario, ma anche per domare i prezzi. Pochi i risultati raggiunti, e soprattutto non a «costo-zero», visto che la stretta ha indebolito la crescita.

Secondo Vincent Chan, capo ricerche sulla Cina per l’istituto elvetico — le cui diagnosi sono state citate anche dal «New York Times» —, il Paese dovrebbe evitare «prestiti eccessivi». Mentre secondo Wang Tao, capo economista nel Paese asiatico per Ubs, l’economia cinese resta molto forte.

Di certo — sostengono molti esperti — Pechino, che ha usato le banche statali per drenare la crescita nel pieno dell crisi del 2008, adesso sta facendo il contrario, rendendo più difficili i prestiti a scapito delle imprese private e delle società di sviluppo immobiliare. La stretta del credito e i rischi dello scoppio della bolla immobiliare hanno spinto l’agenzia Standard&Poor’s ad avanzare dubbi sul rating.

Ma a perdere slancio è anche un altro settore che ha trainato la crescita cinese degli ultimi anni, quello degli investimenti delle amministrazioni locali con progetti infrastrutturali — investimenti che hanno segnato un valore pari a 460 miliardi di dollari. I regolatori temono che spese così ambiziose per realizzare strade, ponti e metro possano comportare un’ondata di prestiti che non porteranno i risultati entro i tempi previsti.

Mostra segnali di indebolimento anche l’export. Secondo gli esperti di Crédit Suisse, potrebbe essere addirittura «piatto» nei prossimi mesi, a causa dell’indebolimento della domanda Ue e americana. Una tendenza che ha pesato sull’attività manifatturiera.

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16 dicembre 2019

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