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Il dovere del dialogo tra cristiani ed ebrei

Lo spirito della Nostra aetate non è svanito; il dialogo giudeo-cristiano è e resta un dovere della Chiesa. Non a caso infatti «le nostre relazioni con il giudaismo sono uniche, poiché esso è la nostra radice». Lo ha affermato, mercoledì 14 luglio, il cardinale Walter Kasper, presidente emerito del Pontificio Consiglio per la Promozione dell'Unità dei Cristiani, nel ringraziare per il conferimento del premio «Cardinal Bea award for services to Jewish-Christian relation» da parte della congregazione delle suore di Notre Dame de Sion. Il premio gli è stato conferito «per la sua attività svolta — si legge nella motivazione — in qualità di presidente della Commissione per i Rapporti Religiosi con l'Ebraismo. Nel suo discorso di ringraziamento il porporato ha riconosciuto che i progressi compiuti nella comprensione reciproca e nel cammino di riconciliazione, si devono in gran parte alle visite apostoliche di Giovanni Paolo ii e di Benedetto xvi  in Terra Santa, e ai loro continui incontri con le comunità ebraiche, a Roma e in molti altri dei Paesi visitati. L'impegno per superare pregiudizi e preclusioni, ha fatto notare il porporato, si inserisce «nel cammino della Chiesa dopo il Concilio» ed è «in linea con gli sviluppi dei nostri tempi». La ricerca dell'amicizia e dei punti in comune con l'ebraismo è stata occasione anche per rilanciare il dialogo ecumenico, in quanto «la realtà di una cristianità divisa è un peccato e uno scandalo».

La cerimonia della consegna del premio è avvenuta nell'ambito del capitolo generale della congregazione fondata da Theodore Ratisbonne, un ebreo convertito. Nel dare il benvenuto al cardinale Kasper, la superiora generale uscente, suor Maureen Cusick, aveva spiegato le motivazioni alla base del conferimento del premio. In particolare, è stato riconosciuto al porporato «un ruolo centrale nell'allacciamento delle relazioni tra Israele e Santa Sede». La religiosa aveva poi ricordato i meriti del cardinale Kasper nel denunciare gli orrori della Shoah, «riconoscendo che l'antisemitismo è una forma di odio etnico, culturale e religioso che l'umanità deve sradicare».

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