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​Il dono delle lacrime

· A Dacca ·

Siamo un gruppo di gesuiti che operano nel Bangladesh. Nove siamo originari del paese, tre vengono dall’India e uno dal Belgio. Dio ci ha benedetti e noi lavoriamo qui in Bangladesh in tre diocesi. La missione conta altri quattordici scolastici, tre juniores e tre novizi. Lavoriamo in una casa di Esercizi e di formazione, nei ministeri parrocchiali, nell’apostolato educativo, e nel servizio per i rifugiati. La prima presenza dei gesuiti in questa terra risale alla fine del Cinquecento. Nel 1600 venne costruita una chiesa, ma già l’anno seguente essa fu distrutta. Dopo alterne vicende siamo nuovamente nel Bangladesh dal 1994, quando siamo stati invitati dalla Chiesa locale. Lei oggi ci dà il privilegio di incontrarla. Noi tutti ci sentiamo orgogliosi di essere gesuiti e chiediamo la sua benedizione. Oggi pensavo di fare un discorso, ma poi ho creduto meglio di non farlo: molto meglio è avere una conversazione aperta... 

Le due date che hai menzionato hanno attirato la mia attenzione: 1600 e 1994. Dunque, per secoli i gesuiti hanno vissuto alterne vicende senza una stabilità di presenza. E questo va bene: i gesuiti vivono anche così. Padre Hugo Rahner diceva che il gesuita deve essere un uomo capace di muoversi facendo discernimento, sia nel campo di Dio, sia nel campo del diavolo. Questi vostri anni sono stati un po’ così: un muoversi senza stabilità e un andare avanti alla luce del discernimento.
Santo Padre, grazie per aver parlato del popolo rohingya. Sono nostri fratelli e sorelle, e lei ne ha parlato in questi termini: di fratelli e sorelle. Il Provinciale ha inviato due di noi a svolgere un servizio di aiuto tra loro...
Gesù Cristo oggi si chiama rohingya. Tu parli di loro come fratelli e sorelle: lo sono. Penso a san Pedro Claver, che mi è molto caro. Lui ha lavorato con gli schiavi del suo tempo... e pensare che alcuni teologi di allora — non tanti, grazie a Dio — discutevano se loro avessero un’anima o no! La sua vita è stata una profezia, e ha aiutato i suoi fratelli e le sue sorelle che vivevano in una condizione vergognosa. Ma questa vergogna oggi non è finita. Oggi si discute tanto su come salvare le banche. Il problema è la salvezza delle banche. Ma chi salva la dignità di uomini e donne oggi? La gente che va in rovina non interessa più a nessuno. Il diavolo riesce ad agire così nel mondo di oggi. Se noi avessimo un po’ di senso del reale, questo dovrebbe scandalizzarci. Lo scandalo mediatico oggi riguarda le banche e non le persone. Davanti a tutto questo dobbiamo chiedere una grazia: quella di piangere. Il mondo ha perso il dono delle lacrime. Sant’Ignazio, che faceva questa esperienza, chiedeva il dono delle lacrime. La faceva anche san Pietro Favre. Una volta esisteva il formulario di una Messa proprio per chiedere il dono delle lacrime. E la preghiera era: «Signore, che tu hai fatto scaturire acqua dalla roccia, fai sgorgare lacrime dal mio cuore peccatore». La sfacciataggine del nostro mondo è tale che l’unica soluzione è pregare e chiedere la grazia delle lacrime. Ma io questa sera davanti a quella povera gente che ho incontrato ho sentito vergogna! Ho sentito vergogna per me stesso, per il mondo intero! Scusate, sto solamente cercando di condividere con voi i miei sentimenti...

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22 maggio 2019

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