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Il dolore e la preghiera  per il vescovo Luigi Padovese

· Messaggio di Benedetto XVI al nunzio apostolico in Turchia ·

Il Papa, «profondamente rattristato» dalla notizia della scomparsa del vescovo Luigi Padovese, vicario apostolico di Anatolia, ucciso giovedì 3 nella sua abitazione di Iskenderum, in Turchia, esprime le «sue sentite condoglianze» e assicura la «sua vicinanza nella preghiera» a tutta la Chiesa locale. È quanto si legge in un messaggio, a firma del cardinale segretario di Stato, Tarcisio Bertone, che Benedetto XVI ha inviato al nunzio apostolico in Turchia, Antonio Lucibello.

Il Pontefice — prosegue il messaggio — «si unisce a tutti voi nell'affidare la nobile anima di questo amato pastore all'infinita misericordia di Dio, nostro Padre, e nel rendere grazie per la testimonianza generosa del Vangelo e l'impegno risoluto per il dialogo e la riconciliazione che ha caratterizzato la sua vita sacerdotale e il suo ministero episcopale».

Profondo cordoglio è stato espresso anche dal Patriarca ecumenico di Costantinopoli, Bartolomeo, in un messaggio inviato a Benedetto XVI. «Con grande dolore — si legge nel testo — abbiamo ricevuto la notizia della tragica morte del compianto vescovo Luigi Padovese, che ha reso un servizio preziosissimo alla Chiesa cattolica e al popolo di Dio». E, assicura Bartolomeo, «dopo aver pregato per il riposo dell’anima del compianto fratello nelle tende dei giusti con coloro che sono stati graditi al Signore, esprimiamo alla vostra molto amata e reverendissima Santità la vicinanza e le condoglianze del Patriarcato ecumenico e le nostre personali per la morte di questo eccellente vescovo, invocando che il Cristo nostro Dio», conceda «il riposo all’anima di colui che ci ha lasciati per dimorare all’ombra del Legno dal quale scaturiscono le sorgenti della vita. La sua memoria rimanga per sempre».

La figura di monsignor Padovese quale «uomo del dialogo» è ricordata anche dal nunzio apostolico in Turchia, Antonio Lucibello in una intervista al «ilsussidiario.net». Lucibello — che rileva come «l’aspetto religioso» sia «assolutamente estraneo» all'omicidio del presule, così come non esista alcuna correlazione con l'assassinio di don Santoro — tratteggia le qualità umane e spirituali di un sacerdote e di un vescovo che «aveva fatto della Turchia la sua scelta ideale, oltre che la sua prima terra di missione». Lucibello ricorda infatti come per Padovese la missione in Turchia fosse «il coronamento dell'interesse che aveva sempre dimostrato per questa terra che può essere senz'altro considerata come la Terra santa della Chiesa. Qui tutto parla delle antiche comunità cristiane. Poi era diventato vescovo e quindi membro della Conferenza episcopale turca, della quale era diventato presidente. Non posso non ricordare la sua volontà e il suo impegno culturale per tener viva la memoria dei santi che hanno fatto grande la prima cristianità». E il metodo della testimonianza portato avanti da monsignor Padovese e dai cristiani in Turchia rimane sempre valido anche per il futuro. «Qualche anno fa — prosegue Lucibello — la piccola comunità cattolica in Turchia ha fatto un convegno ecclesiale il cui titolo dice tutto: “Dalla presenza alla testimonianza”. Presenza significa che i numeri e le statistiche si fanno piccoli, ma quel che più conta, la testimonianza, rimane e grazie a Dio diventa più forte».

Dolore e vicinanza nella preghiera sono espressi anche dall'assistente generale dell’Azione cattolica italiana, il vescovo di Palestrina, Domenico Sigalini, che ricorda Padovese come «un figlio di san Francesco, uomo mite, uomo del dialogo, un pastore che ha dato la sua vita perché cresca il seme che stava piantando in questa terra sempre inquieta, e che oggi lo è ancora di più, eppure crocevia di culture e religioni». Sigalini auspica che «il Signore sia il premio di questo pastore buono, cordiale e sereno, pacifico e pacificatore, innamorato di Gesù e del Vangelo» e invita tutta l’Azione cattolica «a innalzare a Dio preghiere per la sua anima, per i cristiani e gli uomini di Turchia».

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