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Il discernimento ignaziano
e le esigenze femminili

· Riletture: gli esercizi spirituali ·

Dici “discernimento” e pensi subito al piccolo e prezioso testo degli Esercizi Spirituali di S. Ignazio di Loyola. Ovviamente, il discernimento spirituale — nel senso di «fare una scelta dopo aver valutato tra forze, mozioni, desideri ed esprimere un giudizio sulla loro origine e il loro valore», come sottolinea il gesuita Maurice Giuliani S.J. nel suo Gli esercizi nella vita quotidiana, Ed. Adp — non è un’invenzione ignaziana, ma la sua pratica è antica quanto lo stesso cristianesimo. È sufficiente ricordare che già san Paolo parla esplicitamente di «discernimento degli spiriti» (i Corinzi 12, 10) e che la successiva tradizione, soprattutto monastica, ha sempre raccomandato di prestare la massima attenzione, nella preghiera e nel raccoglimento, a ciò che si agita nel più profondo del cuore.

Pablo Picasso, «Madre e figlio» (1905)

Ignazio, tuttavia, articolando la sua proposta a partire dall’esigenza di effettuare una scelta, impegnativa e vincolante, (l’“elezione” nella sua terminologia), pone il discernimento al centro della sua riflessione spirituale e si concentra su di esso in un modo che non ha precedenti, fornendo criteri per scegliere conformemente alla volontà di Dio ed enunciando precise regole per discernere efficacemente.

Intere generazioni, non solo di cattolici, ma anche di cristiani di differenti confessioni, di credenti di altre religioni e perfino di non credenti, dopo Ignazio hanno praticato i suoi esercizi, traendone enormi benefici spirituali e anche psicologici in termini di pacificazione interiore.

E le donne? Anch’esse, con il passare del tempo, si sono avvicinate sempre più numerose alla spiritualità ignaziana, integrandola nel proprio peculiare vissuto femminile a partire da una fede che reca l’impronta di quello che le caratterizza in quanto donne.

È vero che Ignazio non ha mai voluto fondare un ordine femminile, ma il suo epistolario reca traccia di una serrata corrispondenza anche con donne che ha avuto l’opportunità di incontrare e di conoscere da vicino.

Si può subito rilevare che l’importanza che Ignazio riconosce a tutto quello che si agita nell’intimo della persona è in piena sintonia con la capacità femminile di raccoglimento che cerca di superare la dispersione che proviene dall’immersione in svariate occupazioni esteriori (cfr. a questo riguardo l’ultimo libro di Luce Irigaray Nascere. Genesi di un nuovo essere umano, Bollati Boringhieri, Torino 2019).

I criteri ignaziani per compiere una scelta e le sue regole del discernimento sono ben lontani da una precettistica manualistica e la loro minuziosità indica soltanto il desiderio di “aiutare le anime”, come Ignazio era solito ripetere spesso, guidandole a saper distinguere quello che proviene da Dio, da ciò che è frutto di tentazione diabolica.

La sensibilità femminile può trovare nelle regole ignaziane del discernimento un valido supporto per quel lavoro di scavo che conduce a una sempre migliore conoscenza di se stessi e a una forma di preghiera radicata nell’interiorità e non frutto dell’emozione di un momento.

Due concetti sono cruciali nelle regole ignaziane, ovvero quello della “consolazione “e quello opposto della “desolazione”, con i quali vuole indicare la pace e la serenità che provengono dalle ispirazioni divine e, al contrario, l’aridità e il turbamento che derivano dal demonio e non c’è dubbio che le donne siano particolarmente allenate a riconoscere ciò che si agita in esse.

La pratica degli esercizi ignaziani, tuttavia, solleva una difficoltà che, se è reale per tutti, può, però, risultare insormontabile per l’organizzazione concreta della vita delle donne.

Essi infatti, nella loro forma classica, prevedono un mese (che in taluni casi può essere una sola settimana) di ritiro “chiuso”, allontanandosi, cioè, dai luoghi e dalle occupazioni consueti e dagli abituali rapporti interpersonali.

Come conciliare questo con il doppio, e anche triplo, lavoro delle donne e con i loro impegni con la cura e con l’accudimento?

Si può inserire qui, come una risposta a tale interrogativo, la proposta di cui parla Maurice Giuliani nel testo già citato, ovvero quella degli Esercizi nella vita ordinaria (Evo), nei quali il processo del discernimento, le meditazioni e la preghiera non sono più concentrati in un breve lasso di tempo, ma occupano un lungo periodo, senza comportare l’allontanamento dalla vita abituale.

Certamente la dinamica di questi esercizi, pienamente conformi allo spirito ignaziano e alla sua esplicitazione nelle note 19 e 20 contenute in premessa al testo, è molto diversa da quella che si realizza nel ritiro chiuso, ma l’obiettivo, l’elezione e il discernimento per effettuarla, rimane lo stesso.

Ovviamente, gli Evo non sono stati pensati per venire incontro alle esigenze delle donne, ma come una risorsa per tutti coloro che non possono allontanarsi dagli impegni quotidiani o che, per una particolare sensibilità spirituale, non potrebbero trarre alcun giovamento dal ritiro e dalla solitudine prolungata.

Nonostante, ciò, sembra di poter vedere in essi un valido aiuto per quelle donne che vogliono aprirsi alla spiritualità ignaziana, ma che non possono concedersi un periodo di isolamento e si tratta, quindi, di vedere, al di là dell’identità dell’obiettivo, le differenze essenziali, soprattutto riguardo al discernimento.

Nel ritiro chiuso il discernimento è al centro del ritmo delle giornate, scandito da preghiera e meditazioni, e la sua verifica è rimandata a quando, tornando alla vita ordinaria, l’esercitante potrà valutare la bontà e la portata della scelta effettuata.

La situazione che si realizza negli Evo è radicalmente diversa, nell’alternanza di preghiera e occupazioni e rapporti quotidiani, e ogni momento del giorno offre l’opportunità per valutare la validità del proprio percorso spirituale che, senza alterare la dinamica degli eventi, muta, però, profondamente lo spirito con cui essi sono vissuti.

La volontà di Dio, cercata e trovata mediante il discernimento e il riconoscimento dell’origine delle mozioni interiori, diviene progressivamente il criterio che informa ogni decisione e ogni presa di personale posizione, colorando di una luce nuova il vissuto abituale.

D’altra parte, se il discernimento influisce sulla vita, anche quest’ultima ha profonde ripercussioni sul cammino spirituale, evitando i rischio di entusiasmi passeggeri e di decisioni astratte e non radicate nella concretezza dell’esistenza.

L’interiorità del discernimento e l’esteriorità quotidiana divengono i due poli attraverso i quali si dipana un cammino che porta la persona a una sempre migliore conoscenza di se stessa e della voce di Dio che parla pur nel frastuono delle attività di ogni giorno.

È evidente che questo tipo di esercizi richiede una forte motivazione e un elevato grado di maturità interiore per tenere fede a un impegno che rischia continuamente di essere intralciato da distrazioni che provengono dal mondo circostante, ma le donne potrebbero trovare in essi una decisiva risorsa per la propria fede e per il personale discernimento, senza dover rinunciare alle occupazioni quotidiane e, soprattutto, alle relazioni interpersonali.

di Giorgia Salatiello

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17 settembre 2019

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