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Per il diritto a rimanere

· Intervento del cardinale Sandri sul dialogo tra le Chiese cristiane in Medio oriente ·

I cristiani in Medio oriente non sono e non devono «essere spostati a tavolino in base a interessi di parte», ma come cittadini «di pari dignità devono vedere riconosciuta la possibilità di restare per essere artefici di unità e riconciliazione».

Lo ha detto il cardinale Leoneardo Sandri intervenendo alla tavola rotonda sul tema: «Una cristianità multiconfessionale: dialogo e relazioni tra le Chiese cristiane nei Paesi arabi», svoltasi giovedì 25 febbraio a Roma. L’incontro si inserisce nel programma della conferenza internazionale organizzata dalla Conferenza Episcopale tedesca in collaborazione con l’università di Monaco di Baviera dal titolo: «Fra trasformazione della società mondiale e regionale: cristiani, Chiese cristiane e religione in un Medio oriente che sta cambiando».

Dopo un’ampia premessa sulle problematiche esistenti nella regione dal punto di vista della Congregazione per le Chiese orientali, il prefetto ha fatto notare come l’esistenza e la collaborazione tra le Chiese nel Medio oriente pongano delle domande molto precise e a molteplici livelli. A cominciare dal mondo politico internazionale. «Va smascherato — ha detto — ogni tentativo più o meno velato di voler scomporre e ricomporre gli equilibri istituzionali della regione in base a convenienze di alleanze strategiche ed economiche». È davvero singolare «la miopia di chi non li riconosce come lievito delle società» e non li ritiene capaci «di far crescere sentimenti più orientati alla dimensione migliore della democrazia», senza doverla «importare o imporre con la forza dall’esterno, come gli ultimi decenni ci hanno fatto tristemente sperimentare».

Per questo, il cardinale ha sottolineato come è indispensabile che ai cristiani sia concesso di «restare e ritornare, se sono dovuti fuggire contro la propria volontà». Infatti, come persone umane, «valgono più di ogni giacimento noto o ancora ignoto di petrolio, di gas o del traffico di armi». Purtroppo, è l’impressione del porporato, vedere «indebolita o addirittura estinta la presenza cristiana come storicamente configurata» contribuirebbe «all’esacerbarsi ulteriore dello scontro intra-confessionale nel mondo islamico che sembrava sopito da secoli».

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14 dicembre 2019

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