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Il diritto canonico nella missione della Chiesa

· Intervento del cardinale segretario di Stato Tarcisio Bertone ·

«Come la dottrina senza la pastorale resta lettera morta, così la pastorale senza la dottrina resta evanescente e rischia di produrre modelli da evitare piuttosto che da seguire». È quanto ha sottolineato il cardinale segretario di Stato, Tarcisio Bertone, intervenendo questo pomeriggio, nella Sala Riaria del Palazzo della Cancelleria, alla presentazione dell'opera Iustitia et Iudicium . Studi di diritto matrimoniale e processuale canonico in onore di Antoni Stankiewicz (a cura di Jasnusz Kowal e Joaquin Llobell, Città del Vaticano, Libreria Editrice Vaticana, 2010, pagine 1238, euro 70).

Ricordando la «fervida attività di giurista e di giudice competente e scrupoloso» di monsignor Stankiewicz, vescovo decano del Tribunale della Rota Romana, Bertone si è soffermato sull'importanza del diritto canonico, quale «disciplina fondamentale nella missione della Chiesa».

Il compito di amministrare la giustizia nella Chiesa è «un'alta ed ardua missione». E per monsignor Stankiewicz — ha rilevato Bertone — «essa è diventata un impegno di vita, quasi una vocazione nella vocazione sacerdotale, vissuta in piena fedeltà al Vangelo e alla norma codiciale e accompagnata da quella tipica mitezza della sua persona». Così, «pensando al profilo umano, giudiziario e ecclesiale del canonista e del giudice Stankiewicz, che, a nome della Chiesa, tratta e giudica la condizione di molti fedeli» viene in mente «l'icona del Buon Pastore». In questo senso — ha aggiunto il porporato — «per quanto concerne l'impegno circa il diritto matrimoniale, monsignor Stankiewicz si è sforzato costantemente d'inquadrare ogni suo studio giuridico sul matrimonio nella luce dei principi che tale istituto riceve dalla sua natura sacramentale, traendo da questo imprescindibile criterio tutte le giuste e dovute conseguenze. Del resto, se il discorso giuridico sul matrimonio non avesse basi teologiche, le sue conclusioni e il complesso delle norme cui dà origine non sarebbero di natura canonistica, cioè ecclesiale». La normativa canonica matrimoniale, infatti, «risulta valida solo quando alla sua base ha una corrispondente sana teologia. Quando invece viene disatteso il dato teologico, ne deriva una visione giuridica puramente positivista, naturalista, priva pertanto della luce soprannaturale e della forza evangelica».

E nell'accostare e nel trattare la normativa processuale, monsignor Stankiewicz «ha saputo tener presenti le istanze pastorali e quelle dottrinali, tanto che il suo lavoro di canonista è contraddistinto da una capacità di sintesi, che non solo non contrasta con la norma, ma la serve e la corrobora affinché la sua efficacia sia piena, salutare e veramente utile alla comunità ecclesiale per la quale è codificata. Siamo consapevoli, infatti, che poco vale la dottrina se non viene messa a servizio della vita delle comunità ecclesiali, se non trova validi strumenti di attuazione. Inefficaci rimangono quelle leggi che non incidono sulla quotidianità dei rapporti umani o che, per mancanza di adeguati strumenti applicativi, restano lettera morta». Nella Chiesa, infatti, «non bastano gli organi giurisdizionali; insufficienti sono gli strumenti di produzione giuridica, di interpretazione della legge e di applicazione della norma anche se accompagnate da corrispondenti sanzioni. La Chiesa sa che la sua azione legislativa, giudiziaria e coattiva, per essere pienamente efficace, deve produrre convincimenti nel singolo e nella comunità non solo a livello di comportamento esteriore, ma anzitutto di coscienza. È proprio partendo da questa esigenza fondamentale che emerge la necessità pratica che la dottrina come la norma canonica siano accompagnate da una valida ed intelligente azione pastorale. D'altro canto, la pastorale nella Chiesa presuppone un'idonea formazione dottrinale; esige e postula delle direttive talora anche sanzionate dalla norma giuridica, le quali permettono un'ordinata convivenza tra gli individui e, quindi, in ultima analisi, sono a servizio del bene comune.

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