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Il diritto alla vita
fondamento dello sviluppo umano

· Messaggio del Papa alla Chiesa in Irlanda in occasione del Day for Life ·

«Possa questa Giornata portare a un rinnovato riconoscimento del fatto che il diritto alla vita è il fondamento dello sviluppo umano integrale e la misura di una società davvero compassionevole»: è questo l’auspicio di Papa Francesco per la Giornata per la vita (Day for Life) che si è celebrata domenica scorsa, in Irlanda. Il tema dell’appuntamento di quest’anno è stato «Coltivare la vita, accettare la morte».

Nel suo messaggio, il Papa ha ricordato gli insegnamenti di san Francesco d’Assisi — di cui, domenica si è celebrata la memoria liturgica — colui che «dimostra come ogni vita sia un dono di Dio. Imitiamo Dio — ha aggiunto il Papa — e proteggiamo, tuteliamo, difendiamo ogni vita umana, in particolare quelle dei più deboli e più vulnerabili: malati, anziani, nascituri, poveri ed emarginati».

I presuli irlandesi nel loro documento hanno sottolineato poi «i notevoli progressi medici e tecnologici» che oggi permettono ai malati cronici di ricevere trattamenti salva-vita, dei quali bisogna «essere grati». Allo stesso tempo, però, il documento ha ricordato che «tutti, prima o poi, dovremo morire» e che tali progressi «hanno portato a decisioni complesse sui trattamenti medici adeguati» alle persone in fin di vita. Per questo, la Chiesa in Irlanda suggerisce due atteggiamenti: il primo è quello di ricordare che «noi amiamo la vita, perché ogni persona è amata da Dio e ogni vita è un dono prezioso che non va mai distrutto o trascurato. È sbagliato, infatti, accelerare o provocare la morte, perché Dio ci chiamerà a tempo debito». In secondo luogo, i vescovi ribadiscono che bisogna «accettare la morte» e questo significa che è necessario evitare l’accanimento terapeutico «quando i trattamenti non hanno effetto o, addirittura, danneggiano i pazienti».

Di fronte a queste decisioni «difficili e importanti», i presuli sottolineano che è necessario un confronto non solo con esperti del settore, ma anche con la famiglia del paziente, «luogo privilegiato del sostegno e della comprensione reciproca». L’importante è che «in queste situazioni — concludono — ci lasciamo guidare da due domande: “Questa decisione ama la vita? E accetta l’inevitabilità della morte?”. Bisogna cercare di rispondere sì a entrambe perché la vita è un dono di Dio e la morte è una porta di accesso a una nuova vita con Lui».

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23 agosto 2019

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