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Difensore
dei poveri

· ​La beatificazione dell’arcivescovo Oscar Arnulfo Romero ·

Isabella Ducrot«Oscar Arnulfo Romero»(2013)

Con la beatificazione dell’arcivescovo Oscar Arnulfo Romero — che viene celebrata a nome del Papa dal cardinale Angelo Amato, prefetto della Congregazione delle cause dei santi, sabato 23 maggio, a San Salvador — sale sugli altari un martire della Chiesa del Vaticano II, un pastore che ha misurato la sua azione sulle linee del concilio e sulla successiva riflessione dell’episcopato latinoamericano nelle grandi assemblee continentali. Il suo esempio ha suscitato un’ammirazione straordinaria nella Chiesa cattolica e l’eco della sua morte e della sua testimonianza ha toccato molti dei cristiani delle altre confessioni. E la stessa società civile ne è rimasta ammirata. Le Nazioni Unite, per esempio, hanno proclamato il 24 marzo, data del suo martirio, giornata internazionale per il diritto alla verità sulle gravi violazioni dei diritti umani e per la dignità delle vittime.

Certo, il mondo è molto cambiato dal 1980, quando Romero venne assassinato perché la sua voce tacesse. Oggi monseñor — così lo chiamava la gente – risuona ancor più che allora. E la sua beatificazione sotto il pontificato del primo Papa latinoamericano conferisce alla testimonianza di Romero una forza particolare. L’affermazione di Papa Francesco: «Come vorrei una Chiesa povera, per i poveri», lega Romero in maniera robusta all’oggi della Chiesa e alla sua missione. Un rapporto non troppo favorevole all’azione pastorale del presule notava: «Romero ha scelto il popolo e il popolo ha scelto Romero». E questa che a taluni appariva una nota negativa, era in verità l’elogio più bello. Egli «sentiva l’odore delle pecore» e queste ne ascoltavano la voce e la seguivano. È commovente vedere ancora oggi i contadini salvadoregni parlare con lui quando sono inginocchiati davanti alla sua tomba.

di Vincenzo Paglia, Postulatore

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