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Il dialogo non è debolezza

· A colloquio con il cardinale Tauran all’indomani della strage di Berlino ·

«Il dialogo con i musulmani deve continuare, perché l’alternativa sarebbe la violenza. Tuttavia si deve chiarire che desideriamo il dialogo, ma non la “sottomissione”». All’indomani dell’attentato che ha colpito il cuore di Berlino, il cardinale Jean-Louis Tauran, presidente del Pontificio consiglio per il dialogo interreligioso, sulla scia del magistero di Papa Francesco continua a ripetere che è necessario «un dialogo della speranza, per ribadire che le religioni non sono il problema, ma fanno parte della soluzione di ciò che sta accadendo nel mondo».

L’incontro del Pontefice con il Grande Imam di Al-Azhar (23 maggio 2016)

Le modalità dell’attacco di Berlino ricordano i sanguinosi fatti di luglio a Nizza, seguiti da quelli di Rouen, che hanno portato molti in Europa ad atteggiamenti di chiusura nei confronti dell’islam. Per non parlare poi della tragedia di Aleppo o del recente attentato nella cattedrale copta della capitale egiziana. Davanti a tutto questo, è ancora possibile parlare di dialogo?

È proprio a causa di questa situazione che s’impone un’attenzione particolare al mondo musulmano. Tutti siamo stati sconvolti da quanto è successo in Germania, in Egitto e prima ancora in Francia, nella mia patria. Ma in quella circostanza, per esempio, abbiamo potuto anche apprezzare — in particolare dopo l’omicidio dell’anziano sacerdote Jacques Hamel — come un risveglio dell’identità religiosa della maggioranza dei francesi nonché la solidarietà espressa dai musulmani d’oltralpe. Con grande sofferenza, continuiamo ad assistere ad atti di brutalità insensata che colpiscono persone innocenti nella loro vita quotidiana. Davanti a questi atti, al dramma delle migrazioni, alla crisi internazionale, soprattutto davanti alla situazione di conflitto in Siria, grande è la tentazione del disfattismo. Ma è proprio allora che occorre continuare a credere nel dialogo, che è essenziale per tutta l’umanità.

Come si può portare avanti questo dialogo nella quotidianità?

Tutti devono approfondire la conoscenza della propria religione e capire che il dialogo non è riservato agli “specialisti”. Tutti dobbiamo rinunciare ad atteggiamenti di sospetto o polemica in merito alle nostre motivazioni. Praticando, nella libertà e nel rispetto del diritto, tutto ciò che la maggioranza delle religioni hanno in comune — preghiera, digiuno, elemosina, pellegrinaggio — dimostreremo che i credenti sono un fattore di pace per le società umane. Nel mondo precario di oggi, il dialogo tra le religioni non è un segno di debolezza. Esso trova la sua ragion d’essere nel dialogo di Dio con l’umanità.

di Gianluca Biccini

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