Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

Il destino degli orfani
in Giappone

· Migliaia di bambini vivono in istituti o case famiglia ·

Quella del Giappone appare a prima vista come una società benestante. Eppure, un bambino su sei vive in povertà e migliaia sono gli orfani in istituti o case-famiglia. Takae, che non ha neppure trent’anni, ha fondato una delle poche onlus giapponesi che si occupano di orfani e dei ragazzi che provengono da famiglie svantaggiate. 

Un giorno sulla via di ritorno a casa scoprì quella che sarebbe diventata la sua missione. «Capire cosa fare nella vita e come contribuire alla società è un concetto che ci viene inculcato fin dai primi anni di scuola in Giappone» ricorda Takae. «Dobbiamo decidere molto presto quello che faremo per i decenni a venire, e io volevo impegnarmi in qualcosa di veramente significativo». Così Takae venne a contatto con una realtà inattesa, insospettata. In Giappone, 30.000 bambini di età compresa tra gli zero e i 18 anni vive in 602 orfanotrofi o case-famiglia. Un decimo di queste strutture sono a Tokyo. «Ho capito subito che gli strumenti messi a disposizione per questi orfani non erano sufficienti» racconta Takae. «Il personale era letteralmente inondato di lavoro e i bambini non erano neppure lontanamente vicini al livello scolastico relativo alla loro età». Allo stato attuale, il bilancio di assistenza del governo giapponese è in gran parte distribuito agli anziani sulla base di un semplice assunto: si dà per scontato che i bambini vengano presi in cura dai loro genitori. Una logica smentita dalla realtà. Infatti la maggior parte dei bambini che vivono negli orfanotrofi hanno dei genitori vivi e vegeti, ma che hanno deciso — per motivi di precarietà finanziaria o instabilità mentale — di trasferire sui servizi sociali i loro doveri genitoriali. 

di Cristian Martini Grimaldi

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

25 agosto 2019

NOTIZIE CORRELATE