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Il debole yuan spaventa il gigante americano

· Ancora critiche dall'amministrazione statunitense alla politica monetaria di Pechino ·

Il primo ministro cinese, Wen Jiabao, ha respinto oggi le critiche dell'Amministrazione degli Stati Uniti su uno yuan tenuto debole sui mercati finanziari per aiutare le esportazioni. A poche ore dal faccia a faccia all'Onu con il presidente americano, Barack Obama — che potrebbe riguardare fra l’altro proprio la politica valutaria cinese — Wen ha infatti dichiarato che lo yuan non è all'origine del deficit commerciale degli Stati Uniti. «La principale causa del deficit americano — ha precisato il premier — non è il tasso di cambio dello yuan, ma la struttura degli investimenti e dei risparmi. Fra Cina e Stati Uniti c’è uno squilibrio commerciale che non vorremmo e Pechino non persegue una politica di surplus intenzionalmente».

Le parole di Wen — rilevano gli analisti — non hanno però placato le polemiche sul tasso di cambio della valuta cinese, con il Congresso americano sempre molto critico. La Camera potrebbe votare a breve un progetto di legge relativo allo yuan, che concede a Obama i poteri per sanzionare Pechino per la sua politica valutaria.

Intervenendo alla Camera, il segretario al Tesoro, Timothy Geithner, ha ribadito che la valuta cinese è «significativamente sottovalutata». L’attuale livello dello yuan — ha spiegato — ha un effetto negativo sull’economia americana, che pur essendo sulla strada giusta si trova davanti ancora un cammino difficile. «Sono fiducioso sul fatto che assisteremo a un graduale miglioramento», ha aggiunto Geithner.

Dal 19 giugno scorso, da quando la Cina ha annunciato una politica valutaria più flessibile, lo valuta cinese si è apprezzata dell’1,8 per cento nei confronti di quella statunitense, e ieri — attestandosi a 6,69 yuan per dollaro — ha raggiunto il livello maggiore dal 1993. Nei giorni scorsi, Obama ha detto che lo yuan è valutato meno di quanto il mercato indica e questo «concede alla Cina un vantaggio commerciale».

Quello del rapporto di cambio è comunque solo uno degli aspetti e, in ogni caso — a giudizio di molti commentatori — un eventuale riallineamento non porterebbe decessariamente vantaggi in termini di economia reale agli Stati Uniti. «Uno yuan più forte probabilmente non si tradurrà in un aumento dell’occupazione negli Stati Uniti», scrive per esempio David Leonhardt sulle pagine del quotidiano «The New York Times».

E dopo aver investito in Africa e America latina, la Cina sta guardando sempre con maggiore interesse all'Europa orientale. Obiettivi principali sono gli appalti finanziati dall'Ue in diversi Paesi dell'est Europa e il grande business relativo ai campionati europei di calcio del 2012, che si svolgeranno in Polonia e in Ucraina.

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