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Il curato rivoluzionario

· Il 4 agosto ricorre la memoria liturgica di san Giovanni Maria Vianney ·

Il prossimo 4 agosto ricorre la memoria liturgica di san Giovanni Maria Vianney, divenuto ancora più familiare a tutti i sacerdoti del mondo, anche grazie allo speciale Anno sacerdotale indetto da Benedetto XVI in occasione del 150° anniversario della nascita al cielo del santo Curato d'Ars.

L'eroicità e la forza profetica di questo santo confratello rifulgono in tutta la loro evidenza e bellezza, soprattutto alla luce dell'Anno appena concluso, che, anche grazie al fiorire di studi, pubblicazioni, convegni e corsi di esercizi spirituali, ha dato a molti la possibilità di approfondirne il reale profilo biografico, la spiritualità, la mistica pietà e, non certo da ultimo, la geniale «pastoralità»! Tanta ricchezza illustrata in numerose occasioni dell'Anno dal magistero del Papa dovrà riversarsi benefica nell'opera indispensabile di formazione permanente nelle singole diocesi.

L'epoca in cui san Giovanni Maria Vianney si è trovato a svolgere il proprio ministero fu quella della Francia post-rivoluzionaria, nella quale la presunta autonomia dell'uomo sarebbe dovuta divenire totale e assoluta e la nuova «dea ragione» avrebbe dovuto sostituire ogni altra forma di umana religiosità, compresa quella derivante dalla Divina Rivelazione. Una forma di sconcertante antropocentrismo che, se solo lentamente ha contagiato il popolo, conteneva tuttavia tutti i presupposti sia della persecuzione anticlericale che ne seguì, sia del remoto, ma non meno dannoso, razionalismo e relativismo, la cui onda devastante giunge fino ai nostri giorni.

Se ieri il razionalismo aveva accenti più filosofici, oggi esso si è auto-confinato in una sorta di positivismo tecno-scientista, incapace di autentiche risposte alla questione esistenziale e consapevolmente sottratto a ogni, anche remota, possibilità di autentico confronto con le più profonde istanze dell'uomo contemporaneo.

In quel contesto culturale, che non di rado diveniva anche violento nei confronti di Cristo e della sua Chiesa, il curato d'Ars ha dato prova di autentico eroismo nella fede. Al tentativo di delegittimazione del dogma cattolico, egli ha risposto con una chiara, incessante ed efficace opera catechetica e di predicazione sia pubblica, sia alle singole coscienze; alla dissacrazione e all'imposizione di schemi e «neo-riti» umani, ha risposto con un grandissimo senso del sacro che, soprattutto nella liturgia e nel culto si rivelava capace di esprimere quanto di più profondo e prezioso v'è nella fede cattolica: la presenza di Cristo stesso Risorto!

San Giovanni Maria Vianney diveniva egli stesso preghiera, coinvolgendo, nel proprio rapporto personale con Dio, tutti coloro che lo avvicinavano, anche per le motivazioni più disparate.

Il potere, allora come nell'epoca attuale, anche se ovviamente con modi e in grado differente, cercava di uccidere la fede nel popolo attraverso la dissoluzione della morale. Il curato d'Ars non ebbe mai dubbi al riguardo: maestro e padre di migliaia di penitenti nell'amministrazione della Divina Misericordia, fu sempre estremamente fedele alla morale, non rispettandone appena i precetti, ma intuendo anche quanto alle anime era di maggior giovamento per un autentico rapporto con il Signore, e insegnando anche a evitare quanto, pur non essendo direttamente peccato, potesse disturbare le coscienze.

Una tale opera domandava al nostro santo una dedizione totale e assoluta, nella quale e per la quale egli stesso si è consumato: fino a 18 ore di confessionale al giorno; una disponibilità senza misura, una umiltà che, da sola, parlava dell'amore di Dio, una povertà luminosa e tangibile che proclamava a tutti chi fosse davvero il suo Signore e dove egli avesse riposto il proprio tesoro (cfr. Matteo , 6, 21). Totalmente donato a Dio e ai fratelli, il santo Curato ha vissuto in modo esemplare la virtù della castità, interpretata non appena come necessaria conseguenza del celibato, quasi questo fosse una mera legge ecclesiastica, ma come autentico atteggiamento di donazione totale al suo Signore, di passione per la gloria di Cristo, sostenuta e documentata fondamentalmente dalla celebrazione eucaristica e a essa intimamente connessa; in definitiva ha vissuto davvero l'evangelica verginità per il Regno dei cieli.

Tutto questo in un contesto anche ecclesiale nel quale non pochi confratelli avevano tradito, divenendo «preti giurati», che cioè avevano emesso giuramento alla costituzione repubblicana anticlericale. Anche nella tempesta del tradimento di chi li circonda, i santi rifulgono quali luci straordinarie, veri fari affinché le tenebre non abbiano mai a prevalere e i piccoli non si scandalizzino. San Giovanni Maria Vianney è stato il curato che tutti desidereremmo essere, e avere in parrocchia, in ogni epoca e circostanza. Ha mostrato alla Francia del suo tempo, e mostra al mondo di oggi, che cosa significhi andare davvero contro corrente: essere davvero «rivoluzionari nell'amore», in un rinnovato spirito di donazione totale, di offerta rinnovata della propria vita a Dio per la salvezza dei fratelli; fino alla grandezza di «offrirsi vittime» in sostituzione vicaria, partecipando all'offerta di Cristo, per la salvezza delle anime, in quella permanente obbedienza alla legittima autorità, in comunione con il vescovo di Roma, che, lungi dal mortificare la vita e il ministero, ne è la sola garanzia di libertà autentica e di efficacia.

Tutti noi sacerdoti rinnoviamo la nostra profonda gratitudine a questo nostro confratello, gigante di santità e domandiamo che, anche oggi, il suo esempio e le sue virtù siano vissute da molti, anzi da tutti, perché non manchi mai alla Chiesa e al mondo lo splendore della santità.

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