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Il cuore della tradizione inglese

· Nella chiesa romana di All Saints ·

Nascosta nel cuore di quello che un tempo era noto come il “quartiere inglese” di Roma, la chiesa anglicana di All Saints — che Papa Francesco visiterà il 26 febbraio — è stata progettata da uno dei più famosi architetti britannici di epoca vittoriana. George Edmund Street ha costruito molte belle chiese in Gran Bretagna e altrove in Europa, ma è famoso soprattutto per il suo lavoro alle Royal Courts of Justice nello Strand di Londra. È stato scelto anche come architetto dell’altra chiesa anglicana a Roma, la parrocchia episcopale americana di San Paolo dentro le mura.

Pellegrini in viaggio verso Canterbury raffigurati in una  vetrata della cattedrale (XIII secolo)

Ubicata nel sito di un ex convento agostiniano, dopo la morte, nel 1881, del rinomato architetto, la chiesa di All Saints è stata costruita negli anni ottanta del XIX secolo sotto la supervisione di suo figlio. Durante gli scavi, nel sito sono stati portati alla luce due teste bronzee, una maschera dell’imperatore Nerone e la testa di un’importante patrizia romana, Agrippina maggiore, poi offerti ai Musei capitolini di Roma. La prima pietra è stata posta la domenica di Pasqua del 1882 e la prima eucaristia è stata celebrata cinque anni dopo, la domenica di Pasqua del 1887.
Ma la storia dell’anglicanismo a Roma risale al XVIII secolo, quando la città divenne la meta preferita di ricchi gentiluomini e signore britannici che facevano il loro Grand Tour nell’Europa continentale. Sin dai giorni della Riforma, in Italia il culto anglicano era severamente vietato, sebbene sia probabile che gli aristocratici in visita portassero con loro i propri sacerdoti personali per delle celebrazioni private.
All’inizio del XIX secolo, però, un professore in visita, il reverendo Corbett Hue, giunse a Roma da Oxford — dove avrebbe preso piede il cosiddetto “Movimento di Oxford” —, nel tentativo di riscoprire le radici pre-Riforma della tradizione anglicana moderna. Diversi inglesi residenti gli chiesero di officiare la liturgia della Chiesa d’Inghilterra e, domenica 27 ottobre 1816, egli celebrò per loro l’eucaristia in locali che aveva preso in affitto proprio dietro all’angolo rispetto a dove ora si trova la chiesa di All Saints. Grazie al passaparola in città, la congregazione, che in quella prima domenica era stata di quattro persone nel giro di un paio di settimane, crebbe fino a raggiungere quasi quaranta persone.
Poiché i numeri continuavano a crescere, fu richiesta l’autorizzazione ufficiale del Papa, che fu concessa, sebbene si dica che il Pontefice dell’epoca, Pio VII, abbia commentato con i suoi suoi assistenti: «Il Papa non sa niente e non concede niente!». Si ritiene che il suo successore, Papa Leone xii abbia adottato un approccio altrettanto pragmatico, e viene riportato che avrebbe detto: «Se viene vietato, non si può impedire agli inglesi di incontrarsi in pochi nelle loro dimore private, e così invece di una sola di tali congregazioni ne avremo venti»! Egli ordinò anche a due agenti della polizia di stare di guardia all’ingresso del loro luogo di culto, che in quel momento consisteva di alcune stanze proprio accanto alla sua residenza, l’imponente palazzo del Quirinale. L’unica condizione posta a questa crescente congregazione era che doveva distribuire elemosine tra la gente più povera della città, tradizione che continua ancora oggi, poiché ora la comunità s’impegna a dare almeno il dieci per cento delle sue entrate per varie cause caritative.
Con l’aumento del numero dei fedeli, fu allestito un nuovo luogo di culto in un ex granaio, appena al di fuori della principale porta della città, sull’elegante piazza del Popolo. La Cappella del granaio servì da casa alla comunità dal 1825 fino a quando, oltre mezzo secolo dopo, ebbe inizio la costruzione della chiesa attuale. Dopo l’unità d’Italia nel 1870 e la fine del potere temporale dei Papi, fu concesso a tutte le comunità non cattoliche di stabilirsi in modo più permanente all’interno delle mura cittadine, il che portò alla costruzione dell’attuale chiesa neogotica con le sue colonne e gli archi di ricco marmo, e le eleganti vetrate decorate, che illustrano la vita dei santi e dei martiri.
Negli ultimi decenni la congregazione di All Saints è cresciuta in modo significativo, da comunità principalmente inglese per servire i membri dell’ambasciata e altre famiglie espatriate, a una mescolanza di nazionalità e denominazioni davvero internazionale, con alcuni gruppi satellite più piccoli nel Lazio, in Umbria e nelle Marche. In una normale domenica ci si può aspettare di trovare persone residenti a Roma, famiglie immigrate africane o asiatiche, ministri luterani o metodisti in visita, più i pellegrini provenienti dal mondo anglofono, seduti accanto a fedeli di tutto il Regno Unito.
La bandiera di San Giorgio, che sventola dalla base del bianco campanile in travertino, e la grande varietà di dolci e marmellate fatti in casa che sono in vendita dopo la funzione, sono forse oggi il segno più visibile di una cultura inglese più “tradizionale” che ha forgiato il carattere della prima comunità di All Saints.

Appena prima del suo duecentesimo anniversario, la Chiesa d’Inghilterra ha ricevuto il riconoscimento dal governo italiano, il che le ha dato uno status legale ufficiale. Parte della diocesi anglicana in Europa, All Saints offre una serie di stili e servizi liturgici differenti, dalla tradizionale preghiera della sera e la compieta cantata, alla santa comunione con il Book of Common Prayer del 1662 e un culto alternativo contemporaneo, nonché un gruppo di studi biblici settimanale.

di Philippa Hitchen

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15 novembre 2019

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