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Il cristiano è l’uomo del perdono

· Presieduto dal cardinale Amato in Romania il rito di beatificazione del vescovo martire Anton Durcovici ·

Nel cristiano non può esserci spazio per la vendetta o l’odio verso i nemici, ma solo per il perdono. È questo il messaggio che scaturisce dalla vita del vescovo rumeno Anton Durcovici (1888-1951), morto martire nel carcere di Sighetu Marmatiei. Lo ha ricordato il cardinale Angelo Amato, prefetto della Congregazione delle cause dei santi, presiedendone — in rappresentanza di Papa Francesco — il rito di beatificazione. La cerimonia si è svolta sabato mattina, 17 maggio, a Iaşi, in Romania. Il Pontefice — ha sottolineato il porporato — nella sua lettera apostolica definisce il nuovo beato «pastore zelante, apostolo dell’adorazione eucaristica e testimone eroico della comunione con la sede di Pietro».

Con la beatificazione del vescovo Anton Durcovici «un’altra stella si è accesa nel firmamento dei martiri di Cristo». La Chiesa cattolica, ha detto il porporato, «fin dall’inizio, è stata una chiesa di martiri. Il martirio costituisce il sigillo supremo dell’amore e della fedeltà dei battezzati a Cristo e alla sua parola di verità e di vita». Durante la disumana barbarie in cui precipitò l’Europa nel secolo scorso, la Chiesa «subì feroci persecuzioni in tutto il continente, a nord come a sud, a est come a ovest». Purtroppo, particolarmente cruenti «furono i regimi totalitari, con le loro mostruose ideologie di odio, di oppressione e di morte», tanto che l’Europa «diventò una bolgia infernale per milioni di persone, che persero i loro cari, i loro beni, la loro dignità e spessissimo la loro vita». Anche la Chiesa cattolica romena fu perseguitata e «i suoi figli contrastarono la forza bruta del tiranno con le sole armi della loro innocenza e della loro fermezza nella fede» . Infatti, «inermi sopportarono ogni sorta di tormenti, vincendo il mostro del male con il perdono e ricambiando l’odio con l’amore». È questa, ha aggiunto il porporato, «l’aureola splendida del nostro beato, che si aggiunge agli altri numerosi vescovi, sacerdoti e laici romeni che la Chiesa ha già elevati agli onori degli altari». Monsignor Durcovici, ha aggiunto, salì come Gesù sul Calvario «per esservi crocifisso e poi essere accolto dal Risorto nella gioia eterna della Gerusalemme celeste». 

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