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Il crimine più grande

· La violenza contro i bambini negli scenari di guerra ·

È la sofferenza più crudele, quella che lascia il segno più indelebile. Quando sono coinvolti nei conflitti armati, i bambini vivono una guerra nella guerra, un conflitto ben più atroce di quello che viene combattuto con i fucili o le bombe. Arruolati come soldati, utilizzati come scudi umani, abusati sessualmente e psicologicamente, schiavizzati o resi merce da scambio, la loro personalità è devastata, la fiducia negli altri compromessa, i loro diritti massacrati. Non c’è più un futuro accettabile. 

Non è un caso se sulla questione siano intervenuti di recente il segretario generale dell’Onu, António Guterres, e il presidente del Comitato internazionale della Croce rossa (Cicr), Peter Maurer, che hanno auspicato l’intensificazione delle misure volte a prevenire, porre fine e rispondere alla violenza sessuale e di genere nei conflitti, soprattutto nei confronti dei minori. «Troppe volte le atrocità sessuali vengono accettate come inevitabili sottoprodotti della guerra, e questo deve finire» ha affermato il presidente del Cicr. «Il mondo sta diventando sempre più consapevole dell’onnipresenza della violenza sessuale e di genere nei conflitti» ha dichiarato Guterres. «Dobbiamo fare di più per prevenirla e per fare in modo che i responsabili ne rispondano» ha spiegato il responsabile Onu. Tra le misure allo studio, il Cicr ha lanciato un appello per chiedere 27 milioni di dollari destinati a fronteggiare la questione della violenza sessuale in 14 paesi, mentre le Nazioni Unite si sono impegnate a far sì che le operazioni di pace siano dotate di consulenti più preparati.
Che la protezione dei minori, in particolare le bambine, nei teatri di guerra sia uno dei punti cruciali dell’agenda internazionale è dimostrato anche dalla denuncia dell’Oxfam sulla situazione nello Yemen. A quasi quattro anni dall’inizio della guerra, l’aumento esponenziale dei prezzi dei beni alimentari, unito alla mancanza di fonti di reddito, sta costringendo la popolazione a misure disperate per poter sopravvivere. E le prime a farne le spese sono le bambine: tante famiglie stremate, rimaste senza cibo e senza una casa, arrivano al punto di dare in matrimonio le figlie, anche piccolissime, per poter comprare aiuti. Nel rapporto dell’Oxfam si cita addirittura un caso di una bambina di tre anni data in sposa per ottenere un luogo dove vivere e degli alimenti. Queste bambine sono costrette a interrompere gli studi, perdono la libertà personale e subiscono le violenze di entrambe le famiglie, quella di origine e quella acquisita.
Ma non c’è solo lo Yemen. L’anno scorso in Siria sono stati uccisi 870 bambini, il numero più alto da quando il conflitto è esploso, mentre in Afghanistan sono stati addirittura 5000 quelli uccisi o feriti. E lo stesso copione si ripete tragicamente nei tanti conflitti sparsi — spesso dimenticati dalla stampa — nel continente africano o nel sud-est asiatico. Come in Bangladesh, dove migliaia di bambini rohingya nei campi profughi sono privi di identità legale, non possono godere dei loro diritti e quindi sono più facilmente vittime di abusi.

di Luca M. Possati

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24 ottobre 2019

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