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Il corpo del Figlio

Il vangelo dà grande valore al corpo. Inizia con l’incarnazione, culmina con il sacrificio di ringraziamento attraverso cui Gesù, sotto le specie del pane e del vino, offre il proprio corpo e il proprio sangue in nutrimento di salvezza.
Il corpo del Signore, la sua divina umanità, costituisce una pienezza umana, compie l’essere umano come immagine di Dio, ne attualizza ogni potenzialità presente fin dal principio, ma che richiede un lungo tempo di maturazione per realizzarsi. L’evento dell’incarnazione avviene nella maturità dei tempi, quando tutte le condizioni necessarie sono raggiunte. Condizioni che si predispongono attraverso continue aperture, continue risposte che permettono all’azione creatrice di portare avanti la sua straordinaria gestazione.

Giusto di Gand  «Comunione degli apostoli» (1473-1474)

Il compimento è come un parto, una nuova creazione in cui avviene il salto, lo spostamento quantico. Richiede che il corpo maturi in tutti i suoi aspetti, fisico, psichico, spirituale. È un processo lento che si realizza attraverso la storia, il tempo della prova che spinge verso la propria fine per ricongiungersi all’eterno.
La pienezza che si realizza in Gesù, fa sì che Egli viva l’eterno nel tempo. Per Gesù il tempo non è più quello della crescita, bensì il susseguirsi di attimi eterni che promuovono ininterrottamente azioni creatrici, miracoli, atti di amore. Gesù vive l’eterno nel tempo, provocando una forte accelerazione della storia. Questa maturazione si sviluppa attraverso una continuità di sì. Il sì di patriarchi e matriarche, di profeti e profetesse, di tutti coloro che, rimanendo in ascolto, si rendono obbedienti all’azione divina.
È dunque questo susseguirsi di sì che si ricapitola nel sì della Madre, a permettere il sì definitivo del Figlio dell’uomo a Dio, il sì totale all’amore. Questo sì consapevole è il segno impresso nella divinità del Figlio, sempre in essere nella comunione delle divine persone, ma a un certo punto impresso anche nella creazione attraverso l’umanità di Gesù.
Il Corpo del Signore racchiude in sé, manifestandolo, l’infinito mistero di Dio. Il corpo del Figlio porta alla luce il Nome innominabile, ma rivelato da Dio stesso: Io Sono, l’essere divino.
La divina umanità di Gesù, rivela che il corpo — nella sua piena maturazione fisica, psichica, spirituale — più si frantuma e si lacera nell’offerta di sé, meno si corrompe. È il corpo dell’amore. L’amore più si dona, più sovrabbonda e strabocca. Mai si esaurisce. Il corpo fisico diviene dunque manifestazione del corpo spirituale quando il corpo spirituale assume in sé il corpo psichico/emozionale purificandolo e rendendolo stabile. Per questo san Paolo può affermare: «Si semina un corpo psichico ( soma psychikon), risorge un corpo spirituale ( soma pneumatikon)» (1 Corinzi, 15, 44).
La divina umanità di Gesù rivela quella pienezza a cui ogni essere umano aspira per spinta connaturata in sé fin dal principio. Il senso profondo della fede scaturisce come dono di grazia in coloro che riconoscono nell’umanità di Gesù la realizzazione di quell’anelito intrinseco al proprio essere e che, aprendosi al suo amore, si affidano lasciandosi risanare e rigenerare.
Il Corpo del Signore che ha percorso la terra rimanendo unito al cielo, l’ha fecondata di germi celesti, semi di nuova vita. Corpo che si è costantemente frantumato assumendo dolore ed elargendo amore senza mai corrompersi neppure nel gesto finale. Culmine della divina misericordia con cui ha attraversato la morte trapassando immediatamente nel suo corpo spirituale, sempre vivo nell’eterno e nel tempo. Gesù infatti, nella trasfigurazione, mostra il suo corpo spirituale prima della morte in croce.
È dunque il corpo spirituale a possedere in sé stesso la potenzialità del corpo emotivo/psichico e del corpo fisico. Potenzialità che una volta attualizzata non elimina da sé la memoria del corpo spirituale. Memoria che si oscura, si spenge e che deve essere risvegliata.
Il Corpo del Signore si offre in cibo per nutrire il nostro corpo spirituale oscurato e come spento. Lo aiuta a risvegliarsi nella coscienza affinché possa cominciare a vivere in noi consapevolmente attraendo a sé il nostro corpo emotivo/psichico e il nostro corpo fisico per guarirli e purificarli.
In Gesù tutto è in unità, ma in noi, realtà fisica e psichica sono appesantite, disgregate, deformate, proprio perché, a causa del peccato e dell’errore, non connesse al loro unico centro che è il corpo spirituale. Il sacrificio del corpo e del sangue del Signore costantemente rinnovato, insemina la natura umana attraendola in un costante processo di santificazione. Ratifica la Nuova Alleanza fra Dio e l’umanità divenendo l’espressione più alta della misericordia attraverso cui la dinamica di salvezza opera per far crescere la giustizia. La giustizia infatti è punto d’arrivo, non punto di partenza. Essa si afferma attraverso l’esercizio della misericordia che scioglie e sana accompagnando la maturazione delle coscienze.
Il sacrificio del corpo e del sangue è costantemente necessario perché manca la giustizia. La passione del Figlio assume in sé ogni passione umana. Il Figlio è sempre lì dove si consumano violenze, sopraffazioni, atti di ingiustizia che uccidono la vita. Lì continua a frantumarsi per tutti rimanendo sulla croce. È il corpo fisico nella carne delle vittime e dei carnefici, è il corpo emotivo/psichico nell’anima degli oppressi e degli oppressori, è il corpo spirituale nei cuori di carne e nei cuori di pietra. Si offre per tutti perché nell’economia della misericordia quanto non è giusto è pur sempre legittimo, permesso dall’amore infinito che guarda alla trasformazione e al compimento.
L’offerta del corpo e del sangue sotto le specie del pane e del vino sull’altare dice che Cristo è sempre lì, e per lui, con lui, in lui, è il suo corpo vivo costituito da tutti coloro che lo amano, si nutrono di lui, si affidano.

Attraverso il ripetersi di questo memoriale che attualizza nel tempo un evento sigillato nell’eterno, il sovrannaturale penetra nel naturale, il divino nell’umano. Non c’è più barriera netta di separazione, c’è incapacità, mancanza di capienza. Ma la capienza si accresce lentamente attraverso il costante ripetersi dell’evento che è atto d’amore puro, consapevole, totale e gratuito. Partecipare di questo amore, dilata la capienza, permette un’adesione sempre più intensa fino alla fusione, come si è verificato in tanti santi e sante. Fino al realizzarsi della profetica affermazione paolina: «Non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me» (Galati, 2, 20).

di Antonella Lumini

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22 maggio 2019

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