Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

​Il coraggio di dire tutto

San Giovanni Evangelista, consapevole che non avrebbe potuto racchiudere nella sua opera la portata, la profondità e la totalità dei poco più di tre anni di ministero pubblico di Gesù, concluse il suo Vangelo dicendo: «Vi sono ancora molte altre cose compiute da Gesù, che, se fossero scritte una per una, penso che il mondo stesso non basterebbe a contenere i libri che si dovrebbero scrivere» (Giovanni 21, 25). Ispirato dallo Spirito santo, decise allora di selezionare sei segni (cfr. Giovanni 20, 30-31) come linee guida per assolvere il suo compito di comunicazione vivificante. All’inizio del suo vangelo prese un’altra decisione rivelatrice: presentare con un inno cristiano, a mo’ di nodo iniziale, la proto-presenza di Cristo nel mondo (Giovanni 1, 1-18). 

Nel preparare questo numero speciale dell’Osservatore Romano per l’Argentina, in occasione dei quattro anni di pontificato di Francesco, ci siamo trovati di fronte a una difficoltà analoga. Ed è stato proprio l’esempio di san Giovanni a venire in nostro aiuto, per illuminarci in un cammino narrativo inaspettato. Le differenze con l’evangelista sono ovvie in termini di sacralità, di rivelazione e di persona a cui si fa riferimento. Tuttavia la convinzione che la fonte vivificante e missionaria di Francesco si basi sulla costante ricerca della imitatio Dei del Gesù dei vangeli fa sì che quei termini si trasformino in strumenti e diventino un’inevitabile fonte di comprensione del suo pontificato.
Abbiamo situato il proto-papato di Francesco nel suo intervento devozionale durante il conclave in cui è stato eletto Sommo Pontefice della Chiesa cattolica. Il riflessivo “sguardo gioannino” ce l’ha offerto, a distanza di quattro anni, il cardinale Claudio Hummes nelle sue dichiarazioni speciali per questo numero commemorativo. A partire da lì, il nodo iniziale della matassa e i fili comunicanti attuali ci hanno spianato la via nel nostro compito e allo stesso tempo ci hanno rivelato la coerenza di azione, di pensiero, di missione, e soprattutto di spiritualità, di questi quattro anni del primo Papa argentino e latinoamericano.
Alle frasi pervase di zelo apostolico ed evangelico dell’allora cardinale Jorge María Bergoglio, pronunciate con parresia (coraggio di dire tutto) si sono sommate le parole chiave per l’analisi attuale del ministero di Francesco. La chiamata ecclesiologica a uscire verso le periferie che opprimono l’umanità è stata un abbraccio ai poveri, alla pace e al creato. La visione di una porta a cui bussa dall’interno lo stesso Gesù Cristo per includere tutti nella sua Chiesa con la gioia del Vangelo si riflette negli occhi della misericordia.
È stato così che noi curatori ci siamo riconosciuti come meri spettatori scoprendo quei fili comunicanti attraverso gli articoli, le note e i dialoghi che si sono susseguiti per questa edizione speciale. Alle dichiarazioni rivelatrici del cardinale Claudio Hummes hanno fatto seguito le riflessioni e gli scritti esclusivi del cardinale Kurt Koch, del prefetto Dario Edoardo Viganò, del padre gesuita Antonio Spadaro e della professoressa Lucetta Scaraffia, nell’ambito del Vaticano. Lo sguardo argentino si ritrova invece riflesso negli scritti del presbitero Carlos María Galli e Adolfo Pérez Esquivel, come anche nell’articolo concessoci dal filosofo Santiago Kovadloff.
La parola di Francesco è presentata in modo ufficiale, diretto e completo nel discorso alla curia dello scorso dicembre. Parole e gesti sono il filo conduttore di questo speciale che, anche attraverso la scelta delle immagini, cerca di comunicare la ricchezza della comunicazione visiva e gestuale di Francesco. Infine, la foto di copertina e quella della controcopertina immortalano l’attimo in cui Bergoglio sta per varcare la soglia del conclave come Sua Santità Papa Francesco e il suo sguardo attento al primo numero di questa edizione dell’Osservatore Romano per l’Argentina.
Segni, sguardi, riflessioni e fatti che documentano i primi quattro anni di questo Papa venuto dalla «fine del mondo», che ha esteso il suo ministero alle periferie di tutto il pianeta. Un argentino che, partendo dalla «contemplazione e adorazione di Gesù Cristo» nella sua vita personale, sta portando il Vangelo del regno di Cristo a un’umanità bisognosa di questa «gioia dolce e consolatrice».
Tutti noi siamo stati testimoni di “un Giubileo dentro il Giubileo”. All’allegro trambusto delle udienze giubilari, in cui il Papa ha pronunciato parole chiare e dirette da piazza San Pietro, ha fatto da contrappunto l’intimità” dei “pellegrinaggi” che Francesco ha compiuto alle sue tanto amate periferie, forse non tanto geografiche quanto umane o, come lui stesso ha detto, “esistenziali”. In quei venerdì non sono stati i pellegrini ad andare da lui, ma lui, Francesco, a farsi “pellegrino” e ad andare incontro a chi ha bisogno di lui, a chi ha bisogno di noi... un altro modo di trasmettere lo stesso messaggio, costante e potente: misericordia!
Alla forza che ci hanno trasmesso le immagini di quei pellegrinaggi si sono unite le parole che il Papa ha pronunciato nelle udienze giubilari. La parola “accompagnare” ha acquisito così un significato più profondo al ricordo di quel primo venerdì della misericordia (degli undici che si sono svolti) a gennaio di quest’anno, quando Francesco è stato in una casa di riposo e in un centro per malati in stato vegetativo a Torre Spaccata, alla periferia di Roma; o a febbraio, quando ha visitato una comunità di tossicodipendenti a Castel Gandolfo, non lontano da Roma. L’“accoglienza” ha poi mostrato tutta la sua urgenza nelle immagini del Papa che si reca al centro di accoglienza dei rifugiati (Cara) di Castelnuovo di Porto, sempre vicino a Roma, o che incontra i profughi e i migranti, nell’isola greca di Lesbos. La parola “esclusi” ha acquisito forza unita alla figura del Pontefice che visita alcune donne liberate dalla schiavitù della prostituzione, nella comunità Papa Giovanni XXIII a Roma. Sono solo alcuni esempi con cui il Papa ci ha mostrato, in prima persona, che la misericordia è e si fa, soprattutto, con gesti concreti.

di Marcelo Figueroa

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

18 giugno 2019

NOTIZIE CORRELATE