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Il coraggio della purificazione

· All’inizio della messa che ha concluso a Dublino l’incontro mondiale delle famiglie atto penitenziale del Papa per gli abusi su minori commessi da membri della Chiesa ·

«Chiediamo perdono»: l’invocazione di Papa Francesco è risuonata per ben otto volte nel Phoenix Park di Dublino durante l’atto penitenziale pronunciato all’inizio della celebrazione eucaristica di domenica pomeriggio, 26 agosto. Una richiesta che ha dato voce al grido di dolore di tutte le vittime degli abusi compiuti da membri del clero nei confronti di minori, e in particolare a quello delle «otto persone sopravvissute» con le quali Francesco si era incontrato per un’ora e mezza in nunziatura nel pomeriggio di sabato 25.

«Raccogliendo quello che mi hanno detto, vorrei porre davanti alla misericordia del Signore questi crimini e chiederne perdono» ha scandito il Pontefice, invocando il Signore perché «mantenga e faccia crescere questo stato di vergogna e di pentimento, e ci dia la forza per impegnarci affinché mai più accadano queste cose e perché si faccia giustizia». Poco dopo, salutando i vescovi irlandesi prima di lasciare il paese, un nuovo invito a continuare con coraggio nel cammino «di purificazione e riconciliazione con le vittime».

E se la questione degli scandali che hanno investito la Chiesa ha fatto da sfondo ad alcuni dei momenti più significativi del viaggio papale, il tema della famiglia è stato il filo conduttore di tutti gli incontri pubblici, in particolare degli appuntamenti conclusivi del grande raduno mondiale ospitato in questi giorni nella capitale irlandese. La veglia svoltasi nella serata di sabato al Croke Park Stadium ha offerto al Pontefice l’occasione per ribadire che la famiglia rappresenta «la speranza della Chiesa e del mondo», come aveva ricordato poco prima salutando le giovani coppie nella pro-cattedrale di Dublino. E nella messa domenicale Francesco ha richiamato l’immagine di «una Pentecoste domestica» per incoraggiare la testimonianza delle famiglie, chiamate a «infrangere ogni barriera per riconciliare il mondo con Dio e fare di noi ciò che da sempre siamo destinati a essere: un’unica famiglia umana che vive insieme nella giustizia, nella santità, e nella pace».

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21 marzo 2019

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