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Il coraggio della misericordia

· Fratel Alois ai venticinquemila giovani giunti a Valencia per il tradizionale incontro europeo di Taizé ·

«Sono i cuori che hanno bisogno di cambiare. La pace deve scaturire da una sorgente profonda. Questa sorgente si trova nella pace che Dio ci comunica. Sì, la pace mondiale inizia nei nostri cuori. Per diventare donne e uomini di pace occorre coraggio. È il coraggio del Vangelo, il coraggio della misericordia che ci spinge ad aprire il nostro cuore a ogni essere umano senza condizioni.

Durante questi giorni a Valencia, e per tutto l’anno che incomincia, cercheremo insieme come svegliare in noi il coraggio della misericordia»: fratel Alois, priore di Taizé, si è rivolto con queste parole ai venticinquemila giovani della comunità giunti a Valencia, in Spagna, per partecipare al tradizionale incontro di fine anno, dal 28 dicembre al 1° gennaio. Ieri sera, nella sua prima meditazione, fratel Alois ha ricordato di essere arrivato a Valencia direttamente dalla Siria dove ha trascorso il Natale: «Tutti quelli che ho incontrato mi hanno detto: “Pregate per noi”. Ascoltiamo il loro appello e affidiamo a Dio quanti soffrono a causa della violenza in Medio oriente. Portiamo in noi le domande forti che pongono: perché tutta questa violenza? E Dio dov’è?». Nel centro di Homs, davanti alla cattedrale greco-cattolica distrutta, i parrocchiani hanno celebrato la festa di Natale per i loro bambini: «Raramente ho vissuto una festa di Natale in cui il messaggio di pace del Vangelo fosse così sentito», ha raccontato. Oggi, su tutta la terra, «nuovi disagi, migratori, ecologici, sociali, interpellano i credenti delle diverse religioni e i non credenti, ed esigono nuove solidarietà». Gran parte dei giovani sono ospitati da famiglie, i restanti nelle parrocchie e in altre strutture. Spagna, Polonia, Ucraina, Germania, Francia e Italia le nazioni più rappresentate. Oltre a quello di Papa Francesco (del quale abbiamo diffuso ieri il testo), sono giunti a organizzatori e partecipanti messaggi di auguri dal patriarca ecumenico Bartolomeo, dal primate della Comunione anglicana, Justin Welby, e dai segretari generali del World Council of Churches, Olav Fykse Tveit, del Global Christian Forum, Larry Miller, della Federazione mondiale luterana, Martin Junge, dell’Alleanza mondiale battista, Neville Callam, dal segretario generale aggiunto dell’Alleanza evangelica mondiale, Wilf Gasser, oltre che dal segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, e dal presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk. Davanti agli attacchi terroristici, all’incertezza e alla paura — ha detto fra gli altri Bartolomeo — «la migliore risposta è la conversione. Attraverso di essa verremo salvati, distoglieremo abitudini e debolezze della nostra natura imperfetta. La conversione è la condizione della nostra riconciliazione con Dio, con il nostro prossimo, con l’intera creazione. È la condizione assoluta del nostro “pellegrinaggio di fiducia sulla terra”».

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21 settembre 2019

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