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Il coraggio della franchezza

· Messa a Santa Marta ·

Solo lo Spirito Santo ci dà la «forza di annunziare Gesù Cristo fino alla testimonianza finale». E lo Spirito «viene da qualsiasi parte, come il vento». Nell’omelia della messa celebrata lunedì 13 aprile a Santa Marta, Papa Francesco ha affrontato il tema del «coraggio cristiano» che è una «grazia che dà lo Spirito Santo».

Punto di partenza della sua riflessione è stato un brano degli Atti degli apostoli (4, 23-31). Si tratta della parte finale di un lungo racconto «che incomincia con un miracolo che fanno Pietro e Giovanni: la guarigione di quello storpio che era alla porta bella del tempio, chiedendo elemosina». Il Papa ha richiamato l’intero episodio e ha ricordato che Pietro guardò lo storpio «e gli disse: “Oro né argento ho, ma quello che ho ti do: alzati e cammina”». L’uomo guarì. La gente che vide si stupì «e lodava Dio». Allora «Pietro profittò per annunciare il Vangelo, per annunciare la buona notizia di Gesù Cristo: per annunciare Gesù Cristo».

A quel punto, ha spiegato Francesco, i sacerdoti si trovarono in difficoltà: inviarono «alcuni a prendere Pietro e Giovanni», i quali si mostrarono come «gente semplice, senza istruzione». I due apostoli «sono rimasti in carcere, quella sera». Il giorno seguente i sacerdoti decisero «di proibirgli di parlare in nome di Gesù, di predicare questa dottrina». Ma loro «continuarono»; anzi Pietro — che «era quello che portava la voce dei due» — affermò: «Se sia giusto obbedire a voi invece che a Dio: noi obbediamo a Dio!». E aggiunse «quella parola che abbiamo sentito tante volte: “Noi non possiamo tacere quello che abbiamo visto e ascoltato».

Da qui il Pontefice ha ripreso il brano proposto dalla liturgia del giorno, dove si legge che i due, «rimessi in libertà», andarono a riferire alla comunità «quanto avevano detto loro i capi dei sacerdoti e gli anziani», e che tutti, a quelle parole, «insieme innalzarono la loro voce a Dio e incominciarono a pregare», ripercorrendo le tappe della storia della salvezza fino a Gesù. E «quando ebbero terminato la preghiera, il luogo in cui erano radunati tremò e tutti furono colmati di Spirito Santo e proclamavano la parola di Dio con franchezza».

Proprio su quest’ultima parola — “franchezza” — si è soffermato il Pontefice rilevando come in quella preghiera comune si legga: «“E ora, Signore, volgi lo sguardo alle loro minacce e concedi ai tuoi servi” non di fuggire: “di proclamare con tutta franchezza la tua parola”». Qui emerge l’indicazione per ogni cristiano: «Possiamo dire», ha sottolineato Francesco, che «anche oggi il messaggio della Chiesa è il messaggio del cammino della franchezza, del cammino del coraggio cristiano». Quella parola infatti, ha spiegato, «si può tradurre “coraggio”, “franchezza”, “libertà di parlare”, “non avere paura di dire le cose”». È la “parresìa”. I due apostoli «dal timore sono passati alla franchezza, a dire le cose, con libertà».

Il cerchio della riflessione del Papa si è chiuso con la rilettura del brano del Vangelo di Giovanni (3, 1-8), ovvero del «dialogo un po’ misterioso fra Gesù e Nicodemo, sulla “seconda nascita”». È a questo punto che il Pontefice si è chiesto: «In tutta questa storia, chi è il vero protagonista? In questo itinerario della franchezza, chi è il vero protagonista? Pietro, Giovanni, lo storpio guarito, la gente che sentiva, i sacerdoti, i soldati? Nicodemo, Gesù?». E la risposta è stata: «Il vero protagonista è proprio lo Spirito Santo. Perché è lui l’unico capace di darci questa grazia del coraggio di annunciare Gesù Cristo».

È il «coraggio dell’annuncio» ciò che «ci distingue dal semplice proselitismo». Ha spiegato il Papa: «Noi non facciamo pubblicità» per avere «più “soci” nella nostra “società spirituale”». Questo «non serve, non è cristiano». Invece «quello che il cristiano fa è annunziare con coraggio; e l’annuncio di Gesù Cristo provoca, mediante lo Spirito Santo, quello stupore che ci fa andare avanti». Perciò «il vero protagonista di tutto questo è lo Spirito Santo», a tal punto che — come si legge negli Atti degli apostoli — quando i discepoli ebbero terminato la preghiera il luogo in cui erano tremò e tutti furono colmi di Spirito. È stato, ha detto Francesco, «come una nuova Pentecoste».

Lo Spirito Santo è quindi il protagonista, tant’è vero che Gesù dice a Nicodemo che si può nascere di nuovo ma che «il vento soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai da dove viene né dove va. Così è chiunque è nato dallo Spirito Santo». Perciò, ha spiegato il Pontefice, «è proprio lo Spirito che ci cambia, che viene da qualsiasi parte, come il vento». E ancora: «soltanto lo Spirito è capace di cambiarci l’atteggiamento, di cambiare noi, di cambiare l’atteggiamento, di cambiare la storia della nostra vita, cambiare la nostra appartenenza, pure». Ed è lo stesso Spirito che diede la forza ai due apostoli, «uomini semplici e senza istruzione», di «annunziare Gesù Cristo fino alla testimonianza finale: il martirio».

Ecco allora l’insegnamento per ogni credente: «il cammino del coraggio cristiano è una grazia che dà lo Spirito Santo». Ci sono infatti «tante strade che possiamo prendere, anche che ci danno un certo coraggio», per le quali si può dire: «Ma guarda che coraggioso, la decisione che ha preso!». Però tutto questo «è strumento di un’altra cosa più grande: lo Spirito». E «se non c’è lo Spirito, noi possiamo fare tante cose, tanto lavoro, ma non serve a niente».

Per questo, ha concluso il Papa, dopo il giorno di Pasqua, «che è durato otto giorni», la Chiesa «ci prepara a ricevere lo Spirito Santo». Ora, «nella celebrazione del mistero della morte e della resurrezione di Gesù, possiamo ricordare tutta la storia di salvezza», che è anche «la nostra propria storia di salvezza», e possiamo «chiedere la grazia di ricevere lo Spirito perché ci dia il vero coraggio per annunciare Gesù Cristo».

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