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Il coraggio
del cambiamento
contro la minaccia nucleare

· Documento delle comunità religiose mondiali presentato nella sede dell’Onu ·

«Le nostre rispettive tradizioni di fede e la nostra esperienza vissuta come persone di fede ci spingono a parlare insieme, indipendentemente dalle nostre differenze, per denunciare la minaccia nucleare alla nostra umanità condivisa». Queste le parole d’esordio della dichiarazione pubblica rilasciata dalle comunità religiose mondiali in occasione della terza sessione del comitato preparatorio per la Conferenza di revisione del 2020 riguardante gli stati parte del Trattato di non proliferazione delle armi nucleari (Tpnw), in svolgimento fino al 10 maggio presso la sede delle Nazioni Unite a New York. Il testo è stato consegnato da Emily Welty, vice-moderatrice della commissione per gli Affari internazionali del World Council of Churches (Wcc), e firmato, tra gli altri, oltre che dal Wcc, anche da Pax Christi International, World Evangelical Alliance e Islamic Society of North America.

Le comunità religiose hanno richiamato l’attenzione sull’urgente necessità di collaborare proficuamente per un mondo libero dalle armi di distruzione di massa, sempre più elaborate e sofisticate. «Riconosciamo la paura che ha spinto le nazioni a fabbricare armi per fronteggiare le minacce alla loro sicurezza, ma la nostra decisione collettiva è quella di affrontare quella paura non con atteggiamenti negativi o intimidazioni ulteriori bensì con azioni continuate, per una Terra fondata su fiducia, compassione e uguaglianza».

La costruzione della pace, osserva la nota, richiede però «coraggio, capacità di cambiamento e immaginazione. Le nostre tradizioni basate sulla fede ci hanno dato l’imperativo di continuare questo lavoro per il disarmo, anche, forse soprattutto, quando ci sono tante voci di disperazione e di pessimismo, e richiedono di prenderci a cuore e accompagnare tutti coloro che stanno soffrendo». Per questo, «condividiamo e apprezziamo il diritto umano fondamentale di vivere in un mondo libero dal terrore della distruzione totale, in un ambiente libero dalla contaminazione». La speranza, si legge nel documento, è che, anche grazie al crescente sostegno al Trattato di non proliferazione delle armi nucleari, possa essere messa la parola fine alle deleterie conseguenze degli esperimenti. «Ancora oggi continuiamo a rimpiangere gli effetti devastanti dei test e delle detonazioni nucleari sul corpo umano, sulle comunità e su tutto il pianeta».

A conclusione della dichiarazione, l’invito a tutti gli stati a impegnarsi in un dialogo costruttivo che porti alla progressiva eliminazione degli ordigni nucleari; ad assistere concretamente le aree colpite, provvedendo alla bonifica delle zone radioattive; a garantire l’entrata in vigore dei trattati sulla non proliferazione delle armi nucleari e sulla messa al bando totale degli esperimenti nucleari, fermando la produzione e favorendo l’eliminazione delle scorte globali di materiali fissili, ricordando che esistono divieti fondamentali comuni ai due trattati come quelli relativi al trasferimento delle armi nucleari e all’assistenza reciproca tra stati per favorirne l’acquisto e la produzione in serie.

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13 dicembre 2019

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