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Il coraggio dei sacerdoti

· In Irlanda ·

La crisi delle vocazioni sacerdotali, espressione emblematica delle forti difficoltà che attraversa la comunità cattolica irlandese, è il tema al centro della riflessione contenuta nell’omelia pronunciata il 6 giugno dal vescovo di Kilmore in occasione del “pellegrinaggio” delle reliquie di sant’Oliviero Plunkett al centro pastorale diocesano. Proprio la figura dell’antico arcivescovo di Armagh e primate d’Irlanda, martire durante le persecuzioni anticattoliche nel XVII secolo, viene citata come modello di pastore al quale guardare per attingere coraggio e speranza per superare le criticità dell’ora presente. Ogni anno sono diverse migliaia i pellegrini che visitano il santuario di sant’Oliviero nell’arcidiocesi di Armagh. I fedeli pregano per i malati e gli afflitti, ma soprattutto sono soliti venerare il santo irlandese, martirizzato in un tempo di disordine politico, religioso e sociale, per chiedere la sua intercessione a favore della pace nelle aree di conflitto.

In questo periodo dell’anno i vescovi erano soliti apprestarsi a fare nuove nomine nelle parrocchie, i cambiamenti diocesani annuali. La ragione per cui «i cambiamenti» avvenivano in questo periodo dell’anno era semplice. Se dei posti si erano resi vacanti, ora potevano essere coperti perché c’erano nuovi sacerdoti, appena ordinati, che attendevano che gli venisse assegnato un incarico. Alcuni di noi ricordano tempi in cui c’erano più sacerdoti di fresca nomina che posti vacanti. Quando ciò avveniva, alcuni degli uomini appena ordinati andavano in un’altra diocesi, di solito in Inghilterra o in Scozia, dove a volte si fermavano per diversi anni prima che si liberasse un posto a casa. 

Quei giorni sono ormai molto lontani. Negli ultimi tredici anni abbiamo avuto una sola ordinazione per la diocesi di Kilmore e un solo studente in seminario. Fortunatamente ora possiamo avvalerci del servizio di alcuni sacerdoti stranieri, oltre che di alcuni missionari in pensione, per sostenerci. Tuttavia, se penso alla situazione che dovrà affrontare il mio successore tra dieci anni, devo ammettere che appare piuttosto tetra. A meno che non ci sia un cambiamento drastico nel trend delle vocazioni, avremo meno di trenta sacerdoti, forse una venticinquina, per le nostre 34 parrocchie.

Comunque, sarà molto meno tetra della situazione affrontata dall’arcivescovo Oliviero Plunkett quando, nel 1670, ritornò in Irlanda come neoeletto arcivescovo di Armagh. Dopo la sua ordinazione aveva trascorso più di quindici anni come sacerdote a Roma a causa della grave persecuzione dei sacerdoti in Irlanda sotto le Penal Laws (leggi penali). Quando infine tornò, si era ancora ben lungi dal poter servire apertamente, in tutta sicurezza, come vescovo o sacerdote. All’inizio percorse il paese sotto mentite spoglie, ma poi, con la nomina di un nuovo viceré più comprensivo e tollerante, poté svolgere il suo ministero pubblicamente.

di Philip Leo O’Reilly

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22 febbraio 2018

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