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Il contributo dei diritti umani alla soluzione della crisi finanziaria

· Intervento della Santa Sede a Ginevra ·

Pubblichiamo la traduzione dell'intervento pronunciato il 3 marzo dall'arcivescovo Silvano Maria Tomasi, Osservatore Permanente della Santa Sede presso l'Ufficio delle Nazioni Unite ed Istituzioni Specializzate a Ginevra, al Segmento di alto livello della XIII sessione ordinaria del Consiglio dei Diritti dell'Uomo.

Signor Presidente,

La mia Delegazione si unisce a quanti sono intervenuti prima nel porgere le sue condoglianze e nell'esprimere la sua solidarietà al popolo del Cile per le vittime del recente terremoto.

Signor Presidente,

La Delegazione della Santa Sede desidera riaffermare la sua convinzione che la prospettiva dei diritti umani offre un contributo positivo per una soluzione dell'attuale crisi finanziaria. Anche se si osservano alcuni segni di ripresa, la crisi continua ad aggravare le condizioni di milioni di persone riguardo all'accesso ai bisogni primari della vita e ha influito negativamente sui progetti pensionistici di molti. Questa situazione, pertanto, esige nuove regole e un solido sistema  di governo globale che assicuri un cammino sostenibile e comprensivo verso lo sviluppo per tutti. L'istituzione di nuove regole e di un governo affidabile rappresenta un'opportunità unica per affrontare le cause fondamentali della crisi e per affermare un approccio integrato all'attuazione di tutti i diritti economici, sociali, civili e  politici dell'uomo, così come delineati nella Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo.

I resoconti delle Nazioni Unite forniscono molte prove riguardo alle numerose conseguenze negative della crisi finanziaria: lo scandalo della fame, la crescente disuguaglianza in tutto il mondo, i milioni di disoccupati e i milioni di persone ridotte a una povertà estrema, i fallimenti istituzionali, la mancanza di tutela sociale per innumerevoli persone vulnerabili. Questi scompensi, come ci ricorda il Santo Padre nella sua recente enciclica Caritas in veritate , si producono quando si separa «l'agire economico, a cui spetterebbe solo produrre ricchezza, da quello politico, a cui spetterebbe di perseguire la giustizia mediante la ridistribuzione» (n. 36). Equità e giustizia sono criteri essenziali nella gestione dell'economia mondiale.

Diventa possibile godere dei diritti umani quando gli Stati traducono i principi in legge e rendono i cambiamenti concreti una realtà. Mentre lo Stato è il principale protagonista nell'attuazione dei diritti umani, esso non può non collaborare con tutti gli altri attori della propria società civile e con la comunità internazionale, visto come siamo interconnessi e interdipendenti nel mondo globalizzato attuale. Infatti, l'obiettivo comune è la tutela e il rispetto della dignità umana che unisce l'intera famiglia umana, unità radicata nei quattro principi fondamentali della centralità della persona umana, della solidarietà, della sussidiarietà e del bene comune. In questo contesto, la revisione del Consiglio per i Diritti umani dovrebbe essere volta anche a rendere i cambiamenti effettivi una realtà e a fare dell'attuazione concreta dei diritti umani la sua priorità.

Signor Presidente,

Un importante messaggio trasmesso da Papa Benedetto XVI nella Caritas in veritate in questo tempo di crisi economica è l'invito a superare l'obsoleta dicotomia tra le sfere economica, sociale ed ecologica. I mercati e la libertà sono requisiti importanti per costruire una società sana, ma il contesto in cui operano è globale e deve includere i principi universali dell'onestà, della giustizia e della solidarietà, e inoltre i principi di  «reciprocità e dono» (1). Nella riforma del sistema finanziario e dei modelli economici operativi nei programmi governativi e nelle politiche sociali, il centro della sollecitudine dovrebbe spostarsi dai beni e dai servizi alle persone che ricevono tali servizi; in tal modo, esse avranno accesso alle risorse per migliorare la loro situazione nella vita e quindi potranno porre le loro capacità al servizio della loro comunità locale e del bene comune universale. La dottrina sociale della Chiesa ha sempre perseguito questo obiettivo, con particolare attenzione per i membri più vulnerabili della società. Infatti, dando priorità agli esseri umani e all'ordine creato che li sostiene nel loro cammino terreno, possiamo modificare le regole che governano il sistema finanziario per produrre un cambiamento concreto, abbandonare le vecchie abitudini di avidità che hanno portato alla crisi attuale e promuovere uno sviluppo integrale efficace e l'attuazione dei diritti umani, poiché «il primo capitale da salvaguardare e valorizzare è l'uomo, la persona, nella sua integrità » ( Caritas in veritate , n. 25).

Note
(1) «La grande sfida che abbiamo davanti a noi, fatta emergere dalle problematiche dello sviluppo in questo tempo di globalizzazione e resa ancor più esigente dalla crisi economico-finanziaria, è di mostrare, a livello sia di pensiero sia di comportamenti, che non solo i tradizionali principi dell'etica sociale, quali la trasparenza, l'onestà e la responsabilità non possono venire trascurati o attenuati, ma anche che nei rapporti mercantili il principio di gratuità e la logica del dono come espressione della fraternità possono e devono trovare posto entro la normale attività economica . Ciò è un'esigenza dell'uomo nel momento attuale, ma anche un'esigenza della stessa ragione economica. Si tratta di una esigenza ad un tempo della carità e della  verità»  ( Caritas  in  veritate , n. 36).

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