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Il contagio dei libri

· ​I duecentotrenta anni della Chiesa cattolica in Corea in mostra al Braccio di Carlo Magno ·

Una storia davvero sui generis, quella dell’arrivo del cattolicesimo in Corea, nata da una curiosità intellettuale trasformatasi in fede per “contagio da contatto” con la Scrittura. La notizia dell’esistenza di Gesù è stata propagata da libri tradotti e scritti in caratteri cinesi; la ricerca culturale si è poi confusa con la vita degli studiosi coreani che avevano letto i volumi. Le loro storie sono raccontate nella mostra «Come in cielo così in terra. Seul e i 230 anni della Chiesa Cattolica in Corea» allestita nel Braccio di Carlo Magno, che si apre al pubblico con ingresso gratuito l’11 settembre (fino al 17 novembre). Lee Seung-hoon, 

Calligrafia di Ahn Jung-geun prima della sua esecuzione nel marzo 1910 (particolare)

uno di questi studiosi, fu battezzato a Pechino nel gennaio del 1784. Quando ritornò in Corea, battezzò a sua volta Jung Yak-jeon, Jung Yak-yong e Kwon Il-shin presso la casa di Lee Byeok vicino Supyogyo; in questo modo si formò la prima comunità cattolica in Corea. La persecuzione dei cattolici iniziò nel 1785, quando il governo vietò le riunioni religiose. Nonostante ciò,
la comunità laica continuò a diffondere il Vangelo e chiese di avere un sacerdote per il paese. Finalmente, nel 1794 Padre Chu Mun-mo (1752-1801), sacerdote della diocesi di Pechino, diventò il primo missionario in Corea. Padre Chu ha celebrato la prima Messa a Bukchon nel 1795. Da quel momento, la popolazione cattolica aumentò velocemente raggiungendo i quattromila fedeli. Benché la persecuzione sia durata per secoli,
in Corea si è continuato a mantenere la fede cattolica e si è vissuta costantemente la spiritualità del cristianesimo. Nell’era moderna, seguendo l’esempio degli antenati, anche durante la violenta dittatura degli anni passati la Chiesa cattolica coreana ha dato vita a una serie di movimenti democratici in difesa della dignità della persona e della pace. Le 183 opere in mostra provengono tutte da importanti istituzioni culturali coreane e vaticane; sei di esse appartengono alla ricca collezione del museo etnologico dei Musei Vaticani.
Fra i pezzi più commoventi, i piatti commemorativi trovati nelle tombe di sei martiri, utilizzati per raccontare la vita, lo scenario familiare e la sepoltura del defunto, e una calligrafia di Ahn Jung-geun prima della sua esecuzione nel marzo 1910: il carattere cinese significa “l’adorazione verso il Cielo” ed è ben visibile l’impronta della mano dell’autore. L’allestimento sarà inaugurato il prossimo 9 settembre, con una messa presieduta dal cardinale Andrew Yeom Soo-jung nella basilica di San Pietro;
durante la celebrazione, la musica tradizionale coreana sarà eseguita da una corale composta dal coro dell’arcobaleno (composto da bambini provenienti da famiglie multiculturali) e dal coro del comitato di esaltazione dei martiri coreani. La data del 9 settembre ha un significato speciale per la Chiesa cattolica in Corea: è il giorno del 1831 in cui Papa Gregorio xvi annunciò l’istituzione del Vicariato apostolico di Joseon.

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14 ottobre 2019

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