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Il Consiglio di sicurezza vota le nuove sanzioni contro l'Iran

· Raggiunta un'intesa tra i cinque membri permanenti ·

Dopo mesi di complessi negoziati al Palazzo di Vetro e nelle  capitali, il Consiglio di sicurezza dell’Onu vota oggi, la riunione è fissata alle 10 ore di New York (le 16 ora italiana), una  nuova risoluzione — la quarta dal 2006 — sulle sanzioni  all’Iran. Secondo il segretario di Stato americano, Hillary  Clinton (in missione a Quito, capitale dell'Ecuador) si tratta delle misure più importanti mai imposte alla  Repubblica islamica a causa del suo programma nucleare  sospettato di avere finalità militari.

La luce verde al voto è arrivata dopo un accordo di massima tra i cinque membri permanenti con diritto di veto del Consiglio di sicurezza dell'Onu (Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia, Russia e Cina) sulle liste nere: la risoluzione aggiunge all’elenco di  individui ed entità sanzionati con il congelamento dei beni e il  divieto dei viaggi anche il capo dell’Agenzia atomica iraniana  Javad Rahiqi e 40 società, tra cui 22 legate ad attività  nucleari o balistiche, 15 ai Guardiani della rivoluzione e tre  alla compagnia marittima della Repubblica Islamica. Dovrebbero  votare a favore 12 Paesi, contro o astenuti Libano, Turchia e  Brasile.

La risoluzione prende di mira tre obiettivi: l’élite militare  dei Guardiani della rivoluzione, l’industria iraniana delle spedizioni in mare, e alcune sue imprese commerciali tra cui le  banche. Anche se l’ambasciatore statunitense all’Onu, Susan Rice, ha  detto che la risoluzione avrà «un impatto reale sull’Iran»,  nessuno si aspetta che il nuovo round di sanzioni crei  sufficiente pressione per indurre Teheran a desistere dal suo  programma nucleare. L’obiettivo dell’Amministrazione Obama era  quello di mostrare compattezza della comunità internazionale,  un aspetto definito «molto significativo» anche da Hillary Clinton. Formalmente comunque, ha  dichiarato l’ambasciatore Rice, gli Stati Uniti sperano che le  sanzioni possano «persuadere» le autorità di Teheran «a tornare a  negoziare» sul programma nucleare.

La risoluzione — ha detto a Londra il segretario alla Difesa  statunitense, Robert Gates — crea la possibilità a singoli Stati o organizzazioni come l'Ue di andare oltre le  misure stabilite dal documento. La nuova bozza, ispirata dagli Stati Uniti, prevede un sistema  di vigilanza sulle transazioni con qualsiasi banca iraniana  compresa la Banca Centrale. Si estende l’embargo delle armi  pesanti, compresi carri armati e sistemi missilistici,  in particolare quelli che hanno la capacità di trasportare  armamenti nucleari. A Teheran non sarà più permesso di  investire all’estero in una serie di attività sensibili come le  miniere di uranio. I cargo iraniani potranno essere ispezionati  in mare. Viene creata una commissione di otto esperti per  raccogliere informazioni sulle attività atomiche dell’Iran ed  entro 90 giorni l’Aiea è chiamata a stilare un rapporto per  stabilire se «l’Iran ha sospeso completamente le attività di  arricchimento».

Il testo della risoluzione dell'Onu, nel premettere che «l’Iran non ha sospeso in  maniera piena e prolungata le attività relative  all’arricchimento dell’uranio», ricorda «l’importanza degli sforzi  diplomatici per trovare una soluzione negoziata» ed evoca il  ruolo giocato nelle ultime settimane da Brasile e Turchia.

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