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Il conflitto fra diritti umani e morale quotidiana

· Un’analisi antropologica di Franco La Cecla e Piero Zanini ·

Perché in molte parti del mondo è così difficile applicare i diritti umani? Il piccolo ma denso libro di Franco La Cecla e Piero Zanini ( Una morale per la vita di tutti i giorni , Milano, Eléuthera, 2012, pagine 120, euro 10) cerca una risposta nell’antropologia. Stare insieme postula infatti regole comuni che fanno parte di una cultura, e non è così semplice modificarle.

L'etica quotidiana è un sistema in equilibrio dinamico, basato su cose non dette e non scritte, ma condivise. Ovviamente, uscendo dal perimetro della condivisione, ci si perde perché si entra nel mondo delle regole altrui.Ed è nello scontrarsi con un’altra cultura che le regole diventano leggi o diritti, che talvolta hanno pretese universali. Per cui, scrivono gli autori, «è nell’articolazione tra la morale di tutti i giorni e una morale che pretende di essere universale che sta il futuro della tolleranza». Una tolleranza che deve anche essere capace, però, di non scambiare le culture per sistemi morali, tendenza che si ripresenta spesso nella pratica del multiculturalismo. Per evitare che questo accada bisogna distinguere fra la forma morale elaborata dalle democrazie e dalla tradizione dei diritti umani, e le forme culturali che può prendere lo stare insieme.

È ovvio che la questione principale che pone l’esistenza di una morale quotidiana è il suo rapporto con quella che oggi si presenta come l’unica legge universale, cioè i diritti umani, che sono il prodotto «di un’unica civiltà, la nostra». È quindi necessario capire cosa c’è in mezzo a questi due livelli, quello locale e quello globale, che impedisce la comunicazione. Perché la mente locale si forma in dialogo costante tra posti e persone, mentre i diritti umani sono concetti astratti con pretesa di universalità. Sono in sostanza la versione moderna delle religioni universali che hanno sempre cercato di essere superiori ai contesti locali. Ma le religioni, ricordano gli autori, hanno sviluppato un’antropologia dell’umano che fa da riferimento alla loro pretesa di universalità, e che manca invece ai diritti, vaghi e disincarnati. I diritti umani, infatti, “scarnificano” il soggetto, perché ogni definizione specifica rischierebbe di imprigionarlo in un contesto, facendogli perdere la pretesa di universalità. È un'impostazione molto interessante, capace di suscitare utili riflessioni.

Rimane però un po’ irrisolto nel libro il rapporto fra morale e cultura, e le differenze fra la “religione” dei diritti umani e una religione universale come il cristianesimo sarebbero da scandagliare maggiormente. Gli autori si muovono con la totale certezza che il nostro sia ormai un mondo secolarizzato: forse non è solo così, forse non sarà solo così.

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18 ottobre 2019

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