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Il compito prioritario di promuovere la famiglia

· Il cardinale Angelo Bagnasco per la solennità della Madonna della Guardia ·

«Trascurare la famiglia, ad esempio nelle sue esigenze economiche, significa sgretolare la società stessa. Per contro, mettere in atto delle politiche adeguate ai reali bisogni della famiglia perché possa avere dei figli, significa guardare lontano, assicurare un corpo sociale equilibrato». È un passaggio dell'omelia che il cardinale arcivescovo di Genova, Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza episcopale italiana, ha tenuto ieri mattina nel capoluogo ligure in occasione della solennità della Madonna della Guardia.

Non si finirà mai di insistere — ha aggiunto il cardinale — «perché le misure siano sempre più aderenti ed efficaci alla realtà della famiglia grembo della vita». Che l’Italia «non goda di buona salute sul piano della natalità è sotto gli occhi del mondo intero. Che gli altri Paesi non se ne preoccupino è scontato, ma che non ce ne preoccupiamo e non ce ne occupiamo noi è stolto. La Liguria, poi, si trova nelle primissime posizioni in quella che è una vera corsa verso la morte. Per la verità, i segni di una ripresa esistono anche da noi, e non solo grazie agli immigrati. Ma l’inversione di tendenza non è ancora decisa. Quali siano gli effetti negativi a tutti i livelli di questo inverno demografico sono noti a chi riflette e s’informa: sul piano economico, politico, sociale, psicologico, culturale, ecclesiale».

Ha aggiunto il cardinale Bagnasco: «Sembra strano parlare di rapporto tra demografia e democrazia ma bisogna tuttavia riconoscere che l’equilibrio demografico non solo è necessario alla sopravvivenza fisica di una comunità, che senza bambini non ha futuro, ma è anche condizione per quella alleanza tra generazioni che è essenziale per una normale dialettica democratica. Anche per questo la Chiesa da molto tempo va dicendo che, in Occidente, dietro a una bassa demografia sta una catastrofe culturale grave».

Il porporato ne ha messo in evidenza uno dei tanti aspetti: «La scarsità di bambini significa non solo un futuro autunnale, ma già ora crea squilibri tra le generazioni, causa una povertà educativa non solo perché noi adulti siamo sottratti al compito di educare, ma anche perché non siamo più educati noi stessi. I ragazzi e i giovani, infatti, ci costringono a metterci in discussione; ci provocano a uscire da noi che, per età e acciacchi, tendiamo a ripiegarci sui nostri bisogni immediati. Non sono solamente i genitori che, avendo dei figli, devono cambiare prospettive e stili, devono pensare e organizzarsi in rapporto ai figli nelle diverse età. È la società nel suo insieme che deve pensarsi e organizzarsi in tal senso. Per assurdo, una società senza bambini e ragazzi, così come una società senza anziani, sarebbe gravemente mutilata, non potrebbe funzionare».

Il mondo — ha spiegato ancora il cardinale — potrà continuare a guardare con fiducia al futuro «finché un uomo e una donna uniranno le loro vite per sempre nel vincolo del matrimonio. Essi formano, nel grembo dell'umanità, una realtà nuova che dovrebbe far vibrare di riconoscenza e di commozione l'universo intero. La famiglia fondata sul matrimonio, e in modo del tutto speciale nel sacramento, è una prova che Dio continua ad amare il mondo, che ha fiducia nell'uomo, che esiste il futuro, che l'amore e la speranza sono più forte del male». Infatti — ha spiegato il cardinale Bagnasco — nel momento decisivo del “sì” avviene che gli sposi «prendono la propria vita e la depongono nelle mani dell'altro». Tale prospettiva «forse intimorisce e spaventa ma qui si inserisce la potenza di Cristo; qui si innesta quella forza che non è semplicemente umana ma divina. Sì, perché la fedeltà vera, quella dell'amore fino al sacrificio di sé, è qualcosa che sta sul confine tra l'umano e il divino».

Nella celebrazione del pomeriggio, il porporato ha poi parlato del ruolo educativo svolto della famiglia, scuola di umanità e di fede, dove, essendo amati, si impara ad amare e a «toccare con mano i valori dell'accoglienza, della solidarietà non episodica». I genitori sono anche «i primi maestri della fede, e credo che, in questo, dobbiamo fare ancora della strada».

Ed è indubbio — aveva detto nella mattinata di ieri il cardinale — che «anche il mondo politico abbia bisogno sempre di presenze qualificate e coerenti; sia quelle che ci sono in questo momento, come quelle di ieri e come quelle di domani. Presenze qualificate affinché la storia proceda». Una «nuova classe politica», ha aggiunto, «cristiana nei fatti, non nelle parole», «è un richiamo da sempre. Fa parte della fede di ogni credente essere in modo intelligente coerente con la propria fede», nelle diverse responsabilità.

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