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Il colore dei salmi
in un libro
di padre Murdaca

«Il pesce rosso che nuota con le sue sfumature arancioni e azzurrine di trasparenza d’acqua e di colore, di pennellata leggiadra e sicura — scrive Raffaella Buccieri, parlando di un acquarello di padre Giuseppe Gabriele Murdaca nel libro I colori del creato nei salmi (Cosenza, Santelli Editore, 2019, pagine 66, euro 11,90) — La smeralda tartaruga marina, regina dei mari» dipinta «quasi fluttuante, dagli occhi vivaci, rimembrando quando, da bambino, avendone suo padre per sbaglio pescata una, le ridonò la libertà tra le onde del mare. Il piccolo diamantino dalle alucce azzurro-grigio e la coda striata, che tenerezza». Ognuno di loro (pesci, ginestre, papaveri) «con il suo compito, con il suo perché». Padre Murdaca (nella foto) frate francescano, con la sua opera ci ricorda che il libro dei Salmi non è un rassicurante livre de chevet contenente massime spirituali buone per tutte le stagioni ma un dialogo serrato con un Tu misterioso, sentito dal popolo ebraico come concretamente presente nella storia che attraversa tutte le declinazioni della speranza, della felicità e della paura. Per questo ha “tradotto” i Salmi in immagini evocative, spumose e rapide come colori lasciati ad asciugare sulla carta. La traduzione con altri mezzi espressivi è legittima proprio in quanto i salmi sono preghiera e possono e devono essere tradotti dalla voce del singolo, dall’esperienza personale di chi li legge. E questo grazie al marchio d’origine della poesia ebraica, in cui le parole sono cose, o meglio, “collaborano” attivamente alla creazione. (silvia guidi)

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12 novembre 2019

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