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Il codice genetico della teologia cattolica

· Discorso di Benedetto XVI a conclusione della sessione plenaria della Commissione teologica internazionale ·

Non sono le religioni ma è l’oblio di Dio a generare la violenza

L’oblio di Dio immerge le società umane in una forma di relativismo tale da generare ineluttabilmente la violenza. Dunque  se nella storia vi sono state o vi sono forme di violenza operate in nome di Dio, sono da attribuire soltanto a errori degli uomini. Benedetto XVI, parlando venerdì mattina, 7 dicembre, ai partecipanti all’assemblea plenaria della Commissione Teologica Internazionale  ha colto l’occasione per respingere le accuse  spesso rivolte alle religioni monoteiste di essere «intrinsecamente portatrici di violenza».

La violenza, ha detto esplicitamente il Papa, diventa la regola dei rapporti umani «quando si nega la possibilità per tutti di riferirsi ad una verità oggettiva». Quella verità che proprio i teologi sono tenuti a servire fedelmente. È la verità della fede. Benedetto XVI si è riferito al messaggio che la stessa Commissione teologica ha pubblicato all’inizio di questo Anno della fede, intitolato «La teologia oggi. Prospettive, principi e criterio», nel quale in un certo senso viene presentato «il codice genetico della teologia cattolica». Un testo, ha detto il Pontefice, che chiarisce i criteri  di una teologia «autenticamente cattolica», dunque in grado di contribuire  alla missione della Chiesa,  all’annuncio del Vangelo all’uomo di oggi immerso in un contesto culturale nel quale «taluni sono tentati di privare la teologia di uno statuto accademico a causa del suo legame intrinseco con la fede» o addirittura di «prescindere dalla dimensione credente e confessionale della teologia» con il conseguente rischio di confonderla con le scienze religiose.

Il Papa si è poi soffermato sulla necessità per i teologi di prestare massima attenzione all’autentico sensus fidelium affinché non si confonda con le «sue contraffazioni». Esso non è una «sorta di opinione pubblica ecclesiale» e non è pensabile menzionarlo «per contestare gli insegnamenti del magistero», il cui ruolo «specifico e insostituibile» è stato ribadito dal concilio Vaticano II.

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21 ottobre 2019

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