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Il clima
assente
ingiustificato

C’è un’assenza pesante nel primo discorso rivolto da Trump all’assemblea generale dell’Onu. L’inquilino della Casa Bianca ha infatti evitato qualsiasi riferimento alla questione dei cambiamenti climatici, tema che, del resto, non è mai stato in cima all’agenda del presidente. 

Lo dimostra la clamorosa uscita degli Stati Uniti dall’accordo di Parigi. Il ritiro di Washington dall’intesa faticosamente raggiunta nella capitale francese — in parte mitigato da una recente disponibilità a rinegoziare il trattato — è stato motivato dal principio dell’America first. Come ha infatti sottolineato davanti all’assemblea dell’Onu, Trump intende, in qualità di presidente, difendere in primo luogo gli interessi del proprio paese. Una dottrina legittima, ma che, in prospettiva, potrebbe aggravare la realtà di una scena internazionale in cui, già adesso, ognuno pensa al proprio tornaconto e in cui le scelte importanti sono spesso dettate da interessi non proprio chiarissimi. Ci sono invece questioni che, per forza di cose, non possono essere affrontate individualmente. E il surriscaldamento globale è solo una di queste. Come possono, ad esempio, gli Stati Uniti disinnescare la minaccia nordcoreana senza un’iniziativa multilaterale che coinvolga in primo luogo la Cina? È difficile pensare che in questo mondo sempre più piccolo, qualcuno, per quanto potente, possa affrontare le crisi da solo. Così come è irrealistico ritenere che i devastanti fenomeni legati alla trasformazione del clima possano risparmiare una qualche nazione, per quanto isolata. Ad ammetterlo, seppur implicitamente, è stato lo stesso presidente statunitense, il quale, visitando le zone devastate dal ciclone Irma, ha dichiarato di non avere mai visto nulla di simile. Tutelare il pianeta è nell’interesse di tutti. A cominciare dall’America, si potrebbe dire parafrasando lo slogan di Trump. E chiudersi in casa aspettando che passi la tempesta davvero non basta.

di Giuseppe Fiorentino

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26 maggio 2018

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