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Il cielo aperto sopra i bambini

· Nella Cappella Sistina Benedetto XVI battezza venti neonati ·

All’Angelus il saluto ai migranti «portatori di fede e di speranza nel mondo»

Undici neonate e nove neonati hanno ricevuto il battesimo da Benedetto XVI nella mattina di domenica 13 gennaio,  nella Cappella Sistina. Figli di dipendenti vaticani, i piccoli erano accompagnati da genitori, madrine e padrini. A loro il Papa, richiamando il racconto evangelico del battesimo di Gesù — che con il suo gesto «si unisce a quanti si riconoscono bisognosi di perdono e chiedono a Dio il dono della conversione» — ha assicurato: «Anche sui vostri bambini il cielo è aperto, e Dio dice: questi sono i miei figli, figli del mio compiacimento».

Liberati dal peccato originale — ha ricordato il Pontefice — i piccoli diventano «membra vive dell’unico corpo che è la Chiesa». E in questo modo «sono messi in grado di vivere in pienezza la loro vocazione alla santità, così da poter ereditare la vita eterna».

Nasce da questa consapevolezza l’importanza dell’«opera educativa dei genitori», chiamati a trasmettere ai figli le verità della fede e i valori del Vangelo, facendoli  crescere «in un’amicizia sempre più profonda con il Signore». Compito non facile — ha riconosciuto Benedetto XVI — «specie nel contesto in cui viviamo, di fronte a una società che considera spesso fuori moda e fuori tempo coloro che vivono della fede in Gesù». In realtà, «proprio a mano a mano che si procede nel cammino della fede si comprende come Gesù eserciti su di noi l’azione liberante dell’amore di Dio, che ci fa uscire dal nostro egoismo, dall’essere ripiegati su se stessi, per condurci a una vita piena, in comunione con Dio e aperta agli altri».

Sulla centralità dell’amore, che «è il nome stesso di Dio», il Papa è tornato anche all’Angelus recitato con i fedeli in piazza San Pietro a conclusione della celebrazione eucaristica. «Gesù — ha sottolineato — è l’uomo nuovo che vuole vivere da figlio di Dio, cioè nell’amore; l’uomo che, di fronte al male del mondo, sceglie non di salvare se stesso ma di offrire la propria vita per la verità e la giustizia».

Al termine della preghiera mariana, prima di salutare i vari gruppi linguistici presenti, il Pontefice ha ricordato la celebrazione della giornata mondiale del migrante e del rifugiato. «Chi lascia la propria terra — ha detto — lo fa perché spera in un futuro migliore, ma lo fa anche perché si fida di Dio che guida i passi dell’uomo». In questo senso «i migranti sono portatori di fede e di speranza nel mondo» ha concluso, assicurando la sua preghiera per le comunità cattoliche di migranti e affidandole «alla protezione di santa Cabrini e del beato Scalabrini».

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11 dicembre 2019

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